Zandegù Editore: il viaggio dalla carta al digitale

aprile 8, 2013

Conosco personalmente la realtà di Zandegù da tantissimi anni. Nel 2005 Marianna era l’editrice più giovane d’Italia, i libri erano di carta e il branding su Facebook non era ancora al suo top. Ho lavorato per lei quando anche io ero giovanissima. Insieme abbiamo fatto copertine bianche, casting per principesse moderne e pazzie varie. Dal 2005 al 2010, Zandegù è stata la casa editrice del surreale. In 5 anni ha pubblicato 18 libri, tra romanzi, raccolte di racconti e manuali. Libri scritti da autori italiani, di talento e dallo stile innovativo, spesso al loro esordio su carta stampata. Dai rubinetti che parlano, ai sassi che permettono di vedere i ricordi perduti, passando per antiche leggende isolane e nuovi metodi per lo sterminio dei piccioni, senza dimenticare alcuni preziosi consigli su come diventare un supereroe o come sopravvivere al proprio fidanzato, le pubblicazioni Zandegù sono state la bandiera del surreale, della scrittura divertente seppure ricca di riflessioni e sfumature che lasciavano il segno.

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Dal 2009 ci siamo rincorse, viste, riviste e perse un po’ di vista: io sono andata a vivere a New York per due anni, lei si è trasferita lì quando io sono tornata in Italia. Io ho preso una pausa di riflessione da Milano trasferendomi nella mia provincia campagnola, lei ha preso la sua pausa di riflessione chiudendo momentaneamente Zandegù. Abbiamo fatto cose diverse, preso strade lontane – ma ecco, ci siamo ritrovate in qualche modo da qualche mese. Con qualche anno in più, ma con bagagli di esperienza ben più grandi sulle spalle.

Ecco cosa è successo. A inizio 2013 è successo che io sono partita per la mia avventura in Australia come koala keeper e lei è esplosa di nuovo come caso editoriale per la sua scelta coraggiosissima (e se posso dire anche inevitabile) di ripartire verso il suo sogno di editrice. Un giorno mi è arrivata una mail e una proposta: provare a scrivere un reportage sulla mia avventura di koala keeper. E così è stato: qualche giorno fa le ho consegnato la mia stesura e ora stiamo per iniziare la fase di editing. E’ ufficiale: presto pubblicherò il mio primo libro proprio con Zandegù. E non potevo sperare in esordio migliore.

Anche questo, a suo modo, è un viaggio. Ecco a voi la chiacchierata con Marianna.

MariannaMartino

Quello di Zandegù è stato un vero e proprio viaggio nell’editoria, dalla carta al digitale. E come tutti i viaggi, si cambia e si cresce. Guardandoti indietro, ripercorreresti tutte le stesse tappe? Come è Zandegù oggi?

Sì, rifarei tutto quanto, perché mi sono proprio divertita, durante gli anni cartacei! E ho imparato tantissimo. Era tutto nuovo, tutto da scoprire.
Ora c’è molta più consapevolezza e, nello stesso tempo, proprio grazie alla dimensione digitale, molta più libertà e creatività.
Zandegù digitale è più mirata nelle pubblicazioni (ebook di reportage narrativi, guide e prestissimo anche fumetti) e variegata nell’offerta: organizziamo corsi di scrittura creativa, scrittura digitale, corsi lampo di una sera, give-away ed eventi.
Sfruttiamo la potenzialità dei social per farci conoscere: una cosa banale ma che prima non abbiamo mai fatto a sufficienza. E puntiamo tantissimo sul fare rete, conoscere persone, creare idee per future collaborazioni. Soli non si va avanti a lungo e ci piace l’idea di darsi una mano, tra realtà diverse, proprio in questi anni di difficoltà.

Che tipo di viaggi ci sono nei nuovi libri di Zandegù? Che percorsi propongono?

L’idea è conoscere, essere curiosi, venire a contatto con storie che non sempre sono conosciute, ma meritano di essere raccontate. Con lo sguardo ironico che ci ha contraddistinto fin dall’inizio.

Che errori non dovrebbe mai fare un aspirante scrittore in un racconto di viaggio?

Deragliare verso la guida, dando troppe informazioni utili, ma in questo caso non necessarie. Si devono descrivere atmosfere e facce, piuttosto che musei; sapori invece dei ristoranti; incontri, invece dei locali notturni. Il racconto di viaggio deve trasmetterti l’emozione, la voglia di partire, di scoprire il mondo.

Prima di scegliere di passare al digitale, hai vissuto a New York sei mesi. Che cosa ti ha dato questa esperienza? A quali riflessioni ti ha portata?

Mi ha dato la sensazione di essere a casa e, quindi, una perenne nostalgia, oggi che sono a Torino. Da lì, la voglia di partire con un progetto che aspira a diventare presto multi-lingue per guardare al mondo e non solo all’Italia.

C’è un libro su un viaggio che ti senti di consigliare?

Paura e disgusto a Las Vegas di Hunter S. Thompson.

Sembra una domanda di su test da riviste femminili di serie B, ma è seria. Bus, metro, aereo… Quale mezzo di spostamento preferisci? Come cambia il tuo modo di vivere il “viaggio”?

L’aereo, perché significa che sto andando lontano. Tra l’altro, ho il terrore di volare. Però mi piace superare una mia paura così grande per un motivo superiore: viaggiare e vedere posti nuovi.

orgoglio_copertinaLa prossima uscita a fumetti di Zandegù.

One Comment

  1. Pingback: I dolori della giovane koala keeper | wowanderlust

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