Vivere su un’isola: l’esperienza di Sara

aprile 24, 2013

Quando in redazione Nuok ci è arrivata la candidatura di Sara dall’Isola di Wight abbiamo pensato ad uno scherzo. Ricordo che eravamo io e Leonardo in treno da Torino per Roma, e ci siamo subito appassionati a quella bella presentazione e a quella candidatura così insolita.

Sara Marotta, instancabile viaggiatrice, scrive magistralmente. Ha una predisposizione alla narrazione eccezionale, e questi suoi pezzi lo dimostrano. Ormai sono cinque mesi che è nel nostro gruppo di Nuok, cinque mesi che ci delizia con i suoi racconti dall’Isola di 380 km quadrati che pensavamo solo nell’immaginario dei Dik Dik. Qui le sue bellissime foto quotidiane.

Sara, sei nata nel Cilento, terra che descrivi di briganti e vagabondi. Come la descriveresti a qualcuno che non la conosce?

Il Cilento è una terra meravigliosa, misteriosa, che si fa conoscere piano, con discrezione. I suoi paesaggi selvaggi sono punteggiati da paesini isolati, a volte nascosti, tutti da scoprire. È una terra dai colori accesi, da un passato storico turbolento, con gente dal cuore grande e con la cucina sempre profumata di cose buone da mangiare. È un luogo che ti invita al viaggio e alla scoperta perché ti accompagna ovunque vai, e lo ritrovi quando meno te lo aspetti nei luoghi più impensati ed improbabili.

Wight

Oggi vivi su un’isola, che in molti conoscono solo per la canzone dei Dik Dik. Che cosa si prova a vivere circondati dal mare?

È una sensazione bellissima. Il mare ti dà un senso di protezione, ti ripara, ma allo stesso tempo ti lascia libero di navigare e di andare altrove. Vivere su di un’isola è come vivere in un viaggio costante a bordo di una nave pirata: ogni porto è il tuo punto di destinazione e di partenza. A volte, però, l’oceano diventa una barriera, soprattutto quando è in tempesta e sembra che voglia trattenerti e dirti: “Dove vai? Hai ancora molto da vedere qui”.

Per Nuok scrivi proprio dell’isola di Wight e ci stai abituando a conoscere tutti i suoi segreti. Che cosa è secondo te l’aspetto più inaspettato di questa piccola terra?

L’isola mi sorprende ogni giorno. Credo che se dovessi abitare qui per altri dieci anni continuerei a scoprire nuovi posti e angoli remoti. Quello che più mi affascina è proprio questo suo aspetto di scoperta costante, di meraviglia improvvisa. I colori sono l’elemento che non ti aspetti: quando il blu del cielo ti esplode in faccia dopo una mattina nebbiosa, o il verde scintillante dei prati ti fa luccicare le scarpe dopo una pioggia improvvisa. Il bianco delle scogliere e il giallo/arancione dei promontori vulcanici: sono colori che ti restano dentro e ti colorano gli occhi.

Scozia

Come hai scritto sulla tua biografia di Nuok, ai tuoi studenti insegni la lingua di Erri De Luca e di Edith Piaf nella terra di Virginia Woolf. Che cosa ci dice una lingua della terra dove viene parlata?

La lingua ci fa scoprire aspetti e caratteristiche di un luogo e della gente che vi abita che senza non si potrebbero vedere, conoscere e capire. La lingua è un passaporto che ti permette di penetrare a fondo la cultura di un popolo, di assaporarne le differenze e le contraddizioni, e di apprezzarne i contrasti sfatandone i luoghi comuni. È con la lingua che entri in sintonia con ciò che è altro da te e con essa rendi più tuo il posto che visiti o dove abiti.

Grecia

Hai viaggiato molto. Quali sono stati i viaggi che ti hanno dato di più?

Penso che ogni luogo ti cambi qualcosa dentro, del tuo modo di essere e di vivere. Dopo un viaggio, quando si ritorna o si continua a viaggiare, si è irrimediabilmente diversi. Me ne sono accorta dopo un mio viaggio nelle Highlands scozzesi: la vastità dei paesaggi e la luce del cielo hanno cambiato per sempre la scala cromatica delle mie percezioni visive. Fatto sperimentato a Milos, un’isola delle Cicladi, dove Eolo mi ha predetto e messo in guardia sul vento della mia bella Wight. Un posto che ho nel cuore è Dublino, perché la gente ti abbraccia per strada e ti accoglie in casa senza farti domande. Un po’ come ad Amsterdam.

Dublino

Il primo libro di viaggio che ti viene in mente e vorresti consigliare. Perché?

Cuore di tenebra, di Joseph Conrad. È un libro che ho davvero nel cuore: il viaggio come scoperta interiore, come mistero insoluto e come pulsione istintiva che ti impedisce di stare fermo. Lo porto sempre con me, dentro.

One Comment

  1. vanessa

    26 febbraio 2015 at 14:51

    Ciao, noi stiamo pensando di trasferirsi li.. com’è la situazione lavorativa?

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