Silvia e il suo mestiere di tradurre il mondo

maggio 20, 2013

Silvia Pareschi lavora come traduttrice letteraria da più di dieci anni. Fra gli autori da lei tradotti figurano, oltre a Jonathan Franzen di cui è la traduttrice di riferimento, Cormac McCarthy, Don DeLillo, Junot Díaz, E. L. Doctorow, Denis Johnson, Amy Hempel, Nathan Englander, Annie Proulx, David Means e T. C. Boyle. Attualmente vive a metà fra l’Italia e San Francisco, dove nel 2011 ha sposato l’artista e scrittore Jonathon Keats, da lei stessa tradotto l’anno precedente. Quando è negli Stati Uniti continua a tradurre, e in più insegna l’italiano agli americani. Ci seguiamo dai tempi dell’apertura di Nuok, da quando Leonardo l’ha intervistata qui, e quando ho scoperto che ha anche iniziato a scrivere racconti di viaggio, non ho potuto non intervistarla per Wowanderlust. Buonissima lettura!

chiesa di s. juan bautista a s. juan chamula Silvia, anche quello del traduttore letterario è un viaggio all’interno di un mondo di un’altra persona, dove si parla un’altra lingua. Quali sono le cose da sapere su questo lavoro?

Tantissime! Che è un mestiere bello e poco riconosciuto, che è difficile diventare traduttori e chi ci riesce spesso si chiede “ma chi me l’ha fatto fare”, ma poi forse non farebbe nient’altro. Che non basta sapere bene una lingua straniera per diventarlo, bisogna anche avere tante altre capacità, quella di scrivere in un ottimo italiano, innanzitutto; e poi serve una buona cultura di base ma soprattutto una profonda curiosità in tutti i campi del sapere, la capacità di saper reperire le informazioni da qualsiasi fonte, e poi ancora quelle che Calvino definiva le “doti morali” del traduttore: l’accanimento che sfiora l’ossessività, il perfezionismo estremo, il senso di responsabilità nei confronti dell’opera che sta traducendo, l’assenza di narcisismo che lo porterebbe a coprire con il suo stile quello dell’autore, un’attenzione continua (il lavoro non finisce nelle ore in cui lo si svolge, ma c’è sempre una parte di cervello sintonizzata su quello che stiamo cercando in quel momento) e anche l’umiltà di saper riconoscere i propri errori. E magari, per cominciare, anche un pizzico di fortuna.

davanti a una sequoia in california

Vivi a San Francisco da un po’ di anni.
L’America è davvero la terra dei sogni dove tutto può succedere oppure è un’esagerazione?

Come per tutte le cose, anche la vita negli Usa ha i suoi pro e i suoi contro. Chiamarla la terra dei sogni è senz’altro un’esagerazione, anche se è vero che le possibilità di concretizzare i propri progetti sono molto maggiori di quelle a cui siamo abituati in Italia. Però è anche un posto che non offre garanzie, non ti mette una rete sotto il didietro quando stai precipitando. Se riesci a salire puoi anche arrivare in alto – anche se oggi la mobilità sociale si è ridotta parecchio – ma se cadi non aspettarti che venga qualcuno a raccoglierti.

san cristobal de las casas caseQual è l’esperienza più curiosa che ti è successa in viaggio durante questi anni di trasferte Italia – USA?

Il viaggio Milano-San Francisco è così massacrante, soprattutto con la frequenza trimestrale con cui lo faccio io (quasi 24 ore da porta a porta), che l’esperienza più curiosa è sempre quella di riuscire ad arrivare viva.

Il tuo blog si chiama Nine hours of separation. Come mai hai deciso di intitolarlo così?

Hai presente la storia dei sei gradi di separazione? Ecco, le mie invece sono nove ore di separazione, cioè la distanza temporale che il fuso orario mette fra me e l’Italia. Ne ho parlato anche sul blog, qui.

Da quale esperienza nasce il tuo racconto a puntate Chiapas? Che cosa dobbiamo aspettarci per le prossime puntate sul tuo blog?

Il racconto nasce da un viaggio di circa dieci anni fa, che ho fatto da sola con pochi soldi e che naturalmente mi è rimasto nel cuore. La scusa del viaggio era una ricerca sulla biopirateria sulle tracce dei libri di Vandana Shiva; il motivo nascosto era la ricerca di un fascinoso e misterioso agronomo che avrebbe dovuto assistermi nella mia ricerca; il risultato è stata una serie di avventure fantozziane ma anche di scoperte affascinanti su un paese bellissimo. Naturalmente alle mie lettrici interessa particolarmente la figura dell’agronomo, che per il momento non si è ancora capito che ruolo avrà nell’avventura.

festa di primavera e della pace a s. cristobal de las casas san cristobal de las casas cattedrale

Due libri che parlano di viaggi che non potranno mancare nella nostra valigia questa estate.

Vi segnalo due libri in inglese. Il primo è una vera chicca, s’intitola Ilf and Petrov’s American Road Trip: The 1935 Travelogue of Two Soviet Writers, e ne ho parlato nel mio blog, qui.
L’altro è della scrittrice Mary Roach, di cui in Italia sono stati tradotti Stecchiti. Le vite curiose dei cadaveri (Einaudi, traduzione di M. Volante), e Godere. Orgasmo: il curioso accoppiamento tra scienza e sesso (Einaudi, traduzione di G. Lupi). Quello che vi consiglio – al momento non ancora tradotto – parla di viaggi su Marte e s’intitola Packing for Mars: The Curious Science of Life in the Void.

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