Peter e l’imprevidibilità per un fotografo di viaggio

aprile 9, 2013

Per questi miei primi articoli sul viaggio, non potevo non fare una chiacchierata anche con Peter Zulloanche lui nuoker storico di Nuok. È un girovago di professione ma è particolarmente innamorato delle città e delle loro strade, sulle quali ha già consumato decine di suole, camminando avanti e indietro alla ricerca di un riflesso o di qualche personaggio interessante. La definizione di street photographer gli sta stretta. Lui ama definirsi un life photographer. E ha ragione.

Vive la sua vita dietro la macchina fotografica che abbandona solamente alcuni istanti al giorno per fare foto con l’iPhone o quando si trova davanti ad un piatto fumante di tortellini al ragù. Sono sicura che troverete illiminanti le sue risposte, e ne farete tesoro per il vostro prossimo viaggio! Buona lettura!

Ah, ovviamente tutte le foto meravigliose qui sotto sono sue.

El Raval, Barcelona

Peter, sei un fotografo eccezionale e hai raccontato come fotografare New York nella tua ultima app. Qual è il tuo consiglio principale per chi si avvicina alla fotografia in viaggio ma è alle prime armi?

Il fotografo di viaggio deve riuscire a raccontare la propria esperienza attraverso le proprie immagini così come farebbe se la dovesse raccontare a voce (se possibile meglio). Ad esempio se chiedi ad una persona che è appena tornata da New York di parlarti del suo viaggio difficilmente ti parlerà della Statua della Libertà o del Chyrsler Building. Ma ti racconterà di una città frenetica e caotica che ha però delle strade deserte. Delle strane persone che ha visto, dei contrasti tra vecchio e nuovo e povero e ricco. Dei panorami da perdere il fiato, del cibo, di come “sembra sempre di stare dentro un film”. Ecco, queste sono le emozioni che il bravo fotografo di viaggio devo provare ad esprimere con le proprie immagini in maniera assolutamente personale.

Kissing in Florence, near Ponte Vecchio

Ci sono panorami mozziafiato inevitabili da fotografare. C’è un segreto per non fare una foto banale o comunque già vista, da cartolina?

Davanti ad un panorama mozzafiato la prima regola è di goderselo… Tante volte presi dall’ansia di fare la bella foto ci dimentichiamo di vivere l’esperienza con i nostri occhi ma la guardiamo attraverso l’obiettivo. Questo ci permetterà di osservare con maggior attenzione e cogliere tutti gli aspetti e le sfumature possibili della scena. È così che potremo trovare elementi da inserire nella nostra foto che rendano lo scatto personale e irripetibile. A volte potrà essere semplicemente una bella luce o una nuvola particolare. Altre volte piegandoci potremo trovare un’inquadratura diversa. Oppure potremmo aspettare che passi qualcuno o magari sfruttare un riflesso. Un attimo o pochi centimetri possono fare la differenza tra una foto banale e una invece particolare.

peter_zullo_3

Qual è il tuo approccio di fotografo quando visiti una città mai vista?
Che cosa cattura subito la tua attenzione?

Caos, sporcizia, cemento, inquinamento. Credo che di ragioni per odiare le città ne avremmo a volontà. Invece io rimango sempre affascinato da piazze, strade, palazzi e mercati, veri e propri crocevia di infiniti intrecci di vite. Fotograficamente mi interessa meno l’aspetto architettonico e mi concentro maggiormente sulle persone. Cerco sempre di inserirle nei miei scatti. Da vicino o da lontano. Che passeggiano, che parlano, che ridono, che si baciano non importa. Fotografare gli spazi con le persone che li vivono. Questo (almeno ad oggi) è il mio modo per raccontare una città.

Neukolln Nord, Berlin

Il tuo umore di viaggiatore può influire sugli scatti? Ti è mai successo?

Assolutamente sì. Succede continuamente e non credo possa essere diversamente. Fotografare è una forma di interazione con il mondo che ti circonda, che ha come risultato un’immagine. E il rapporto con il (proprio) mondo cambia se sei triste o euforico. Lo osservi con occhi diversi e cogli o non cogli determinanti particolari. Spesso non ci soffermiamo a pensarci, ma una foto è il risultato di tanti aspetti. Assieme alla capacità tecnica che abbiamo maturato influisce anche il nostro stato d’animo, il nostro rapporto con il mondo, le nostre esperienze di vita, le cose che ci piacciono o non ci piacciono. Nel tempo il nostro modo di fotografare cambia, non solo perché diventiamo più bravi, ma perché ogni giorno siamo diversi rispetto al giorno precedente.

New York 2009

Se pensi al tema del viaggio, c’è un grande fotografo che ti viene in mente?

Banalmente potrei dire Steve McCurry, che ho anche avuto modo di incontrare, visto che le sue foto letteralmente mi tolgo il respiro. Dico invece Alex Webb perché i suoi scatti sono meno eleganti di quelli di McCurry ma proprio per questo spesso molto duri e capaci di trasmettere emozioni forti. Webb ha un’attenzione spasmodica per l’inquadratura e cerca sempre di inserire molti elementi giocando con i colori e soprattutto con i chiaro scuri. È incredibile come riesca ad organizzare la confusione.

Kreuzberg

Hai una tua foto che in questo momento rappresenta per te il viaggio nel suo senso più profondo?

Una delle componenti che adoro più dei viaggi è l’imprevedibilità. Possiamo passare ore a organizzare e pianificare ma, nel bene e nel male, l’imprevisto è sempre dietro l’angolo. E ciò che ci sorprende ha un impatto emotivo su di noi assolutamente più forte e duraturo. Passeggiando per Harlem in un pomeriggio di agosto ho sentito in lontananza il rumore di una band che suonava. Mi sono diretto nella direzione da dove proveniva il suono e mi sono ritrovato nel mezzo di un battesimo collettivo a colpi di idrante (Fire Hose Baptism). Un’esperienza e un’emozione veramente incredibile.

© Tutte le foto di questo articolo sono proprietà esclusiva di Peter Zullo

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