Non smettere mai di viaggiare come Enrico

aprile 16, 2013

Qualche anno fa mia mamma ha conosciuo la mamma di Enrico Rossi, che ci ha messi prontamente in contatto. Solitamente quando le mamme mi presentano i propri figli, sbuffo. Ma Enrico è stata una rivelazione eccezionale. All’epoca era ad Amsterdam, aveva una macchinetta digitale per fare foto e tanto talento. Con entusiasmo è entrato a far parte della grande famiglia di Nuok, e parallelamente è diventato sempre più bravo come fotografo. Anche le foto qui sotto sono sue, e qui altri suoi scatti.

Enrico si sveglia tutte le mattine deciso a conquistare il mondo. I suoi piani malefici vanno dal collezionare lingue imparate in giro per l’Europa al predicare strane religioni indiane tuttora ignote al mondo. Potreste assumerlo come photoreporter, ma Enrico realizza anche T-shirt dalle grafiche bohémien, collabora alla pubblicazione di libri in lingue a lui stesso sconosciute, ricerca un qualche industriale che produca i suoi prototipi di alto design. Ha lasciato una parte del suo cuore in Spagna e ne ha trovata un’altra in Olanda. Ora la Francia lo vuole tutto, punto e basta. E’ convinto che tutto ciò di cui ha bisogno possa stare in un bagaglio a mano formato Ryanair, o forse neppure quello, il passaporto basta e avanza.

Oggi vive a Parigi e queste sono le sue riflessioni.

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Enrico, ormai sei parigino d’adozione. Che città è? Come è cambiata rispetto a quando l’hai visitata solo in viaggio come turista?

Di Parigi ne esistono 20, una per ogni arrondissement. Quando la si visita per le prime volte è facile fermarsi ai confini della Parigi per turisti, una trappola per portafogli. Quello che è cambiato è il mio modo di esplorarla, ho imparato a girarla per quartieri e non per attrazioni turistiche. Ipoteticamente la mia cartina della metro è fatta da una sola fermata per arrondissement, poi vale la pena spostarsi a piedi e preferire i vicoli più stretti piuttosto che i grands boulevards. Il quartiere latino può essere un buon inizio.

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Hai avuto la fortuna di vivere anche ad Amsterdam. Che cosa unisce queste due città? E cosa le differenzia?

Parigi ed Amsterdam sono due città totalmente opposte, una stereotipo del bon ton e l’altra della perdizione. Ma al di là dei luoghi comuni definirei Parigi come la capitale della cultura ed Amsterdam come la capitale dell’ecologia. Quale scegliere? Fortunatamente distano solo tre ore di treno l’una dall’altra.

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C’è qualcosa che riesce a non farti sentire la mancanza di casa?

Gli amici conosciuti in giro per l’Europa che come me si sono ritrovati a Parigi. Questa città sembra essere una vera calamita per italiani e come tali amiamo prepararci grandi cene con pasta, conserve e formaggi importati dall’Italia. Ecco, direi che il rimedio anti-nostalgia è composta da mezza dose di amicizia e mezza dose di sana cucina italiana.

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Sei un bravissimo fotografo. Che cosa ti attrae di più durante un viaggio? Che cosa ami fotografare in giro per le città?

Un viaggio è la scoperta di qualcosa di nuovo e la fotografia è poter testimoniare cosa si ha scoperto. Vista in questo modo si può quasi dire che un fotografo è l’equivalente di uno scienziato, intento a dimostrare la bellezza del mondo dove al posto di lavorare con frazioni di millimetro si concentra su frazioni di secondo. Tutto sta quindi nel saper cogliere l’attimo, il carpe diem fotografico, ed il viaggio diventa un laboratorio di sperimentazione del tempo.

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Oltre al dono della fotografia, sei anche un nuoker provetto, sempre alla scoperta di posti non convenzionali. Ci sono dei consigli che ti senti di dare alle persone che si mettono in viaggio alla scoperta di una città mai vista?

Arrivare in una città e lasciarsi semplicemente trasportare dall’istinto non sempre funziona perché spesso quell’istinto è condizionato dallo stress urbano a cui siamo sottoposti in particolar modo nelle grandi capitali europee. Prima mettermi in viaggio verso una nuova città faccio sempre una breve ricerca sul web di luoghi, locali non convenzionali, eventi particolari e Nuok per questo è sempre stato un mio grande punto di riferimento.

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Che cosa vuol dire per te viaggiare? Che tipo di viaggiatore sei?

Bertolucci nel suo film Il tè nel deserto dice che un viaggiatore è colui che parte e non ha la certezza di tornare. Io direi che un viaggiatore è colui che una volta partito non smette mai di viaggiare. In fondo è la vita stessa ad essere un viaggio.

2 Comments

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