Noemi, tra lezioni e luoghi comuni sull’Australia

maggio 8, 2013

Anche per la mia amicizia con Noemi, tutto è iniziato con Nuok.

Noemi Milani è nata il 5 febbraio 1993 in provincia di Varese. Diplomata al Liceo Classico, non ha ancora deciso cosa farà da grande: le piacerebbe diventare giornalista, scrittrice, cuoca, medico, psicologa, vorrebbe girare il mondo e imparare almeno altre due lingue straniere. Per ora si sta prendendo un po’ di tempo per pensare in Australia, dove lavora come “tata”. Quando non sta giocando con le “sue” bambine, annota su un taccuino quello che vede per strada, legge sul tram, parla con gli sconosciuti al parco, spia i carrelli della gente al supermercato, immagina le vite degli altri e si perde camminando per la sua città, Melbourne. Ama il caffè bollente, la musica indie e il mascara. Non sopporta la pasta scotta, la Vegemite e le abbreviazioni negli sms.

L’ho incontrata di persona per la prima volta un mese fa a Brisbane, quando è venuta in città per un fine settimana. E’ una ragazza d’oro, e non posso non presentarvela.

io_noemi

Sei partita davvero giovanissima da Gallarate per Melbourne e poi per il Queensland. Come ti hanno cambiata questi mesi? Quali sono le lezioni più importanti che hai imparato?

Sono partita per l’Australia appena dopo la Maturità, la mia vita ruotava attorno ad amici, scuola, feste nel fine settimana, studio pazzo dell’ultimo momento e drammi adolescenziali. Le prime settimane in Australia ero una liceale in vacanza da sola: niente regole, campanelle, routine, compiti, un paradiso! Col passare del tempo mi sono abituata a questa libertà, ma mi sono anche resa conto delle responsabilità ad essa connesse. Ho vissuto momenti non facili e me la sono dovuta cavare da sola, ad esempio sono atterrata a Surfers Paradise di notte durante una tempesta che ha allagato il Queensland meridionale. Ero da sola, tutto ciò che possedevo erano una valigia di vestiti, un computer, i risparmi di qualche mese di lavoro e il nome di un hotel trovato sulla “Lonely Planet”. In quell’hotel ci sono stata ben tre giorni perché tutta la regione era allagata, non erano disponibili mezzi pubblici e perfino l’autostrada era inagibile. Tuttavia proprio le difficoltà e le responsabilità mi hanno trasformata: ero un’adolescente inquieta e insoddisfatta, ora sono una giovane donna che sta imparando ad utilizzare tutte le risorse di cui è disposta per riuscire a percorrere il suo cammino a meglio.

Negli ultimi mesi in particolare ho imparato le lezioni più importanti della mia vita, le principali, che sono felice di condividere con te e i tuoi lettori, sono:

What doesn’t kill you makes you stronger (ciò che non uccide fortifica): lezione abbastanza ovvia sulla carta, ma la più dura da affrontare in particolare quando ci si trova con la valigia citata prima e altri miseri averi e non sapere dove andare perché ci si è licenziati da un lavoro che ti provvedeva vitto e alloggio.

Avere fiducia nelle persone: non importa quante volte sei stato ferito, illuso o deluso dagli altri, ci sarà sempre qualcuno che ti stupirà con un atto di generosità, amicizia… ovviamente non intendo fidarsi ciecamente di chiunque, ma guardare gli altri con uno sguardo più fiducioso ci permette di vedere piccoli gesti che altrimenti ci sfuggirebbero.

Saper riconoscere i propri maestri: durante il nostro percorso incontriamo molte persone, sta a noi decidere quali sono i nostri maestri e cogliere il loro insegnamento. I veri maestri non sanno di esserlo, sono persone che incontriamo e che ci regalano un’idea, una visione, una prospettiva diversa che ci fa riflettere, crescere e cambiare.

Healesville, Yarra Valley, bush

Sei una ragazza alla pari. Come funziona l’iter? Che cosa bisogna assolutamente sapere prima di intraprendere questa strada?

Per diventare ragazza alla pari esistono due strade, una semplice e piuttosto sicura, cioè affidarsi ad una delle tante agenzie specializzate, l’altra alquanto incerta e impegnativa, ossia fare da soli. Siccome al liceo mi hanno insegnato un motto greco che dice “le cose belle sono difficili, le cose difficili sono belle”, ho intrapreso la seconda strada. Dopo fruttuose ricerche su internet ho scoperto l’esistenza di un sito gratuito per ragazze alla pari e famiglie sul quale si può caricare il proprio profilo personale, una lettera di presentazione e alcune foto e poi spedire il materiale alle famiglie che corrispondono ai propri criteri. In seguito, se la famiglia è interessata, si entra in contatto tramite la chat del sito dove vengono discussi l’orario di lavoro, la paghetta e ci si inizia a conoscere, poi in genere la famiglia la ragazza alla pari si incontrano in videochiamata su Skype. Tramite il sito si possono trovare ottime famiglie con referenze e esperienza con ragazze alla pari. L’importante è parlare al telefono o su Skype con le famiglie e discutere prima della partenza orario di lavoro, mansioni, tempo libero e paghetta. Io ho impiegato circa un mese a trovare la famiglia giusta e ho comunicato con loro per un paio di settimane via email e Skype prima che entrambi prendessimo una decisione.

Dopo aver trovato una famiglia bisogna richiedere il visto Working Holiday su sito del Governo australiano e prenotare un biglietto aereo, poi il gioco è fatto! Cosa importante da sapere è che, intraprendendo la strada del fai-da-te, non si ha nessun supporto dal personale del sito, se la famiglia che avete scelto si rivela diversa dalle aspettative e si decide di andarsene non ve ne verrà proposta automaticamente una seconda, ma dovrete trovarvela da soli. Nonostante questa pecca il metodo fai-da-te, a mio avviso, è il migliore perché permette all’avventura di percorrere la strada dell’indipendenza fin dal principio.

io&mr.wallaby

Avendo vissuto anche io per qualche mese a Brisbane non posso non farti questa domanda. Come hai trovato il Queensland? E soprattutto, come sono i suoi abitanti?

Il mio primo incontro con il Queensland è stato idilliaco, con la famiglia per cui ho lavorato a Melbourne sono stata in vacanza a Fraser Island, l’isola di sabbia più estesa al mondo, un paradiso di sabbia dorata, cielo blu e onde perfette. Peccato che, quando ci sono tornata, abbia dovuto sperimentare tre giorni di reclusione in un hotel a Surfers Paradise causa tempesta tropicale e poi circa due mesi di pioggia quasi ininterrotta. Durante i miei primi mesi da queenslander ho odiato la pioggia torrenziale, l’umidità, l’oceano burrascoso, la carenza di trasporti pubblici, ma ora, sarà grazie al sole autunnale, alle temperature ancora miti a maggio, alla mia padrona di casa che mi presta la bici e anche la macchina per andare in spiaggia, il Queensland mi piace.
I banana benders, ossia gli abitanti del Queensland, sono come il loro stato: all’inizio danno sui nervi. Qui lo stile di vita è molto diverso da quello Melbourne: si è sempre tranquilli, si prende la vita con leggerezza, si cammina scalzi per strada, non ci si preoccupa nemmeno se una tempesta tropicale sta per abbattersi sulla propria città, si trascorrono i sabati tra bancarelle di cianfrusaglie e verdura biologica, si indossano abiti di seconda mano, ci si sveglia all’alba e si passa il tempo libero all’aria aperta. Col tempo ho iniziato a nutrire un grande rispetto per questo stile di vita e ne sto acquisendo alcuni aspetti: non sono mai stata rilassata e serena come in questi ultimi mesi!

Natale in famiglia

L’Australia è davvero il nuovo paradiso per i giovani? Ci sono luoghi comuni sull’Australia e gli australiani che ti senti di confermare o contraddire?

Il mito del paradiso per i giovani è allettante e posizionarlo agli antipodi, in Australia, è piuttosto poetico, tuttavia, mi dispiace disilludere qualcuno, ma non esiste, o perlomeno non si trova qui. Sicuramente il tasso di disoccupazione non è alto come in Italia, gli stipendi sono più alti della media e l’Australia non sta risentendo della crisi economica tanto duramente quanto l’Europa o gli Usa, però bisogna pagare la propria assicurazione sanitaria, le rette universitarie sono salate, i costi della telefonia mobile sono esagerati, i prezzi del cibo variano moltissimo di zona in zona, nelle aree più remote la benzina costa come in Italia e, soprattutto, le offerte di lavoro non piovono dal cielo. Anche se non è il paradiso, l’Australia è un buon luogo in cui essere giovani perché si viene rispettati e trattati come adulti anche se si è ventenni, si investe fiducia –e non solo- nelle nuove generazioni e, soprattutto, i quarantenni non vengono chiamati “ragazzi” dai mass media.

Dei tantissimi luoghi comuni sull’Australia posso contradirne qualcuno. Il primo è che qui non è sempre estate. In Australia si trovano diverse fasce climatiche, per via della vastità dello stato, quindi da zone tropicali caratterizzate dall’alternanza di stagione delle piogge e stagione secca, si passa a fasce temperate con quattro stagioni. In ogni caso anche qui esiste l’inverno e spesso anche le mezze stagioni, sono soltanto invertite rispetto al nostro emisfero.

Secondo luogo comune da sfatare: l’Australia non è solo spiagge e surfisti, infatti, gran parte del territorio australiano non si affaccia sull’oceano e molte zone costiere (in particolare lungo la costa settentrionale) non sono adatte al surf. I surfisti poi non sono sempre fighi e palestrati, spesso sono cinquantenni con la panzetta.

Terzo: gli australiani sono rozzi e parlano con un accento incomprensibile: falso! In linea di massima gli australiani sono piuttosto interessati a viaggiare e sperimentare, hanno vedute abbastanza aperte, tuttavia in città sono più raffinati e parlano con un accento meno marcato che nelle zone rurali. Per l’accento basta avere un po’ di senso del ritmo: vi accorgerete che, se applicate lo stesso ritmo cantilenante usato per “auriugòin” (come va?) a qualsiasi altra parola, riuscirete a decifrare il codice per decriptare la parlata australiana.

oceano

La cosa più curiosa che ti è successa in questi mesi in Australia.

Ho vissuto un gran numero di eventi curiosi o perlomeno particolari in questi mesi, ma sicuramente il migliore è stato Capodanno 2013 a Bondi Beach, Sydney. Ero in acqua con delle amiche e una di loro ha raccontato di aver letto che a Bondi suona un allarme se uno squalo si avvicina alla spiaggia, ovviamente tutte abbiamo riso pensando a quanto sarebbe stato terribile (in particolare per me che da piccola avevo paura di incontrare uno squalo nel Mar Adriatico!) se la sirena avesse iniziato a suonare proprio in quel momento e tutti fossero corsi a riva. Poco dopo essere tornate al nostro ombrellone sulla spiaggia la sirena ha iniziato a suonare davvero, i bagnini facevano segno di ucire dall’acqua, tutti quanti sono corsi a riva ed è perfino arrivata una troupe televisiva a riprendere l’evento. Sembrava di essere sul set di Baywatch!

Bondi Beach a Capodanno

Domanda di rito. Ma gli australiani, cosa ci trovano di così speciale nella Vegemite?

Me lo sono chiesta anche io! Anche se mi è stato rivelato il segreto per gustarla al meglio, cioè spalmarne un velo sottilissimo su un toast ben imburrato, resta nella brevissima lista dei cibi che preferisco non mangiare. Dopo lo stupore iniziale per la passione australiana verso un alimento salatissimo derivato dal lievito, ho fatto qualche ricerca e ho scoperto che la Vegemite è un emblema nazionale perché è presente nelle case australiane da quasi un secolo, generazioni di australiani sono cresciute mangiando panini alla Vegemite e burro, durante la seconda Guerra Mondiale, poiché veniva consumata dai soldati australiani, è divenuta simbolo dell’amore per la madrepatria ed infine è un’ottima fonte di vitamina B.

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