Martina e l’anima invisibile della Spagna

maggio 16, 2013

Voliamo in Spagna da Martina.

Martina Vitali è nata e cresciuta a Ravenna, ed è del 1984 come me. Dopo la laurea in Comunicazione Pubblicitaria, oggi si occupa di comunicazione e social media per un’azienda locale e studia fotografia. Martina sta infatti frequentando il corso di Fotogiornalismo presso la Fondazione Studio Marangoni di Firenze. Viaggia fin da quando è piccola grazie ai suoi genitori a cui è sempre piaciuto viaggiare e appena può preparo la valigia. La fotografia è un’altra sua grande passione, e potete vederlo dagli scatti che compongono questo pezzo. Da grande vuole documentare attraverso le immagini. Ho deciso di chiedere il suo prezioso punto di vista dopo aver letto della sua esperienza a Barcellona…

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Tu e la Spagna. Che tipo di rapporto è?

E’ una bella domanda… dopo l’esperienza estiva vissuta a Barcellona nel 2006, torno in Spagna ogni anno e lo ammetto, torno sempre a Barcellona. Ho visitato anche le città di Valencia e Madrid ma a Barcellona ho lasciato il cuore. La Spagna mi attira come una calamita, ho visto tanti altri paesi e luoghi tanto diversi gli uni dagli altri ma la Spagna la sento molto vicina a me, per il mio modo di vivere, per la cultura, lo stile di vita, per il carattere delle persone… Un paese “caldo”, aperto a tutti, socievole, ricco di stimoli e che sa regalarti davvero tanto.

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Chi sono gli invisibili protagonisti di Barcellona?

Sono semplici sconosciuti che vivono la loro vita quotidiana, artisti nascosti negli angoli del centro cittadino, skaters che incontri per caso lungo la strada ma non solo… sono protagonisti invisibili anche certi cibi, colori e luoghi che caratterizzano la città più di quanto la gente possa pensare. I miei protagonisti sono invisibili perché all’apparenza insignificanti agli occhi delle migliaia di turisti che visitano la città. Io ho imparato ad osservarli e ogni anno, quando torno a Barcellona so di trovarli lì, dove li ho lasciati l’anno precedente: passano gli anni, cambiano le stagioni, cambiano le persone, ma loro sono sempre lì e sono sicura che la città non sarebbe la stessa se non ci fossero tutti loro.

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Italia versus Spagna: che cosa le unisce? Che cosa le differenzia?

Credo che ad unire l’Italia alla Spagna sia principalmente il carattere estroverso delle persone, l’apertura verso gli altri, la disinvoltura e la loro disponibilità. Sono due paesi mediterranei, caldi e credo che questo aspetto si manifesti molto in tutti coloro, conosciuti e non, che si ha la possibilità di incontrare. E’ anche vero però che, pur essendo due paesi culturalmente e geograficamente vicini, presentano diversi aspetti che li differenziano.

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Innanzitutto i ritmi quotidiani, gli orari. In Italia siamo molto più frenetici, ci si alza di corsa, si prende il caffè di fretta, si corre al lavoro o all’università, si pranza e si cena ad orari precisi; in Spagna si beve il caffè facendo due chiacchiere con l’amico o il collega, si pranza e si cena tardi oppure quando si può. A qualsiasi ora del giorno puoi trovare qualcuno al ristorante che mangia, o quasi; in Italia si rispettano molto di più gli orari.

L’aspetto fisico: detta molto schiettamente in Italia siamo dei fighetti, seguiamo tutti la moda in maniera spropositata, soprattutto i giovani, non c’è creatività, si segue la massa. In Spagna non è così, non c’è quest’attenzione per l’apparire, quantomeno non tra tutta la popolazione..ognuno sa esprimere la propria personalità e questo è un aspetto che amo molto. Ricordo che la primissima volta che misi piede a Barcellona, una delle primissime cose che mi disse un ragazzo peruviano fu “ah, los italianos, las gafas!!” …come dire che tutti gli italiani, indipendentemente che ci fosse il sole o il buio portavano gli occhiali…ed è vero. Noi italiani siamo così, fighetti. La Spagna è multiculturale, molto di più che l’Italia, riceve molto più influenze soprattutto dall’America latina e questo sicuramente ha influito positivamente sulla diversità tra le persone.

Un ultimo aspetto che unisce ma allo stesso tempo divide l’Italia con la Spagna è la crisi, una situazione molto attuale: la crisi ha colpito fortemente entrambe, però i paesi hanno saputo reagire in maniera diversa. Anzi, mi correggo… la Spagna ha saputo reagire o quanto meno sta cercando di farlo. In Spagna c’è rabbia, in Italia ormai c’è rassegnazione. E sinceramente mi auguro che la situazione possa cambiare in futuro. In ogni caso per entrambi i paesi.

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Qual è il modo migliore di fotografare una città come Barcellona?

Uscire di casa con la reflex al collo e perdersi… questo è il modo migliore. Il centro storico di Barcellona è fatto di infinite stradine che non puoi scoprire a meno che tu non voglia perderti ed in verità, è proprio quello che consiglio a tutti di fare. Al di là di Barcellona come città turistica, al di là di Gaudì, delle tapas e della Sangria, c’è una città fatta di angoli, porte, scorci, botteghe, odori, sapori e credo sia fondamentale lasciarsi andare e farsi travolgere da ciò che più ti attrae. Sono stata a Barcellona sette volte ma ogni volta c’è sempre qualcosa di nuovo che mi sorprende e mi coinvolge, ogni quartiere ti affascina a modo suo. Quindi penso davvero che il modo migliore e più naturale di fotografare la città sia quello di aprire gli occhi, il naso e le orecchie e andare dove loro ti portano e soprattutto, lasciate a casa l’orologio!

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Ci sono altre città fotogeniche che hai avuto il piacere di vivere?

Ad inizio aprile 2011 ho avuto la fortuna e forse un po’ l’incoscienza di vedere e visitare la città del Cairo. Ho raggiunto un’amica che viveva lì ma ci sono andata forse nel periodo considerato il peggiore, la cosiddetta Primavera Araba. A differenza di tutto quello che dicevano i media, io ho vissuto quei 10 giorni nella totale tranquillità… ovvio la situazione era un po’ insolita, militari e coprifuoco, ma ho avuto la possibilità di visitare la città con dei ragazzi egiziani che mi hanno fatto conoscere le tante sfaccettature del Cairo e fatto vedere posti che probabilmente un turista non vedrà mai. E devo ammettere che nonostante il periodo non permettesse di vedere di buon occhio una ragazza occidentale con al collo una reflex, non ho avuto problemi a fare foto anzi, la città mi ha regalato davvero molto e in ogni foto è racchiuso un bellissimo ricordo.

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Una domanda all’apparenza banale, ma molto profonda.
Che cosa vuol dire viaggiare per te?

Viaggiare per me è vivere, significa sentirsi liberi, iberi di perdersi, di scoprire, di abbandonarsi, liberi da ogni forma di schiavitù come la routine, i pregiudizi e gli stereotipi. Ogni viaggio apre gli occhi e la mente, è una continua trasformazione, quando una persona parte per un viaggio non è mai la stessa persona che torna. Ci si arricchisce perché si conoscono nuove persone, nuovi mondi, nuove culture… è una continua scoperta. Concludo con una frase che amo dell’esploratrice Isabelle Eberhardt “Partire è la più bella e coraggiosa di tutte le azioni. Una gioia egoistica forse, ma una gioia, per colui che sa dare valore alla libertà. Essere soli, senza bisogni, sconosciuti, stranieri e tuttavia sentirsi a casa ovunque, e partire alla conquista del mondo.”

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One Comment

  1. MammaInOriente

    16 maggio 2013 at 08:11

    Non posso che concordare in tutto. Quando ho deciso di iniziare a viaggiare sola, ho scelto proprio la Spagna come meta, vuoi per la facilità della lingua familiare, vuoi per la vicinanza e per il mare. Poi, per anni, ho avuto voglia di andare solo lì. Prima l’Andalusia, poi Madrid e Toledo, poi la meravigliosa Spagna del Nord ed infine, nell’ultimo viaggio in terra spagnola, proprio Barcellona. Io, sempre così curiosa ed errante, era la prima volta che mi fermavo 15 giorni in un’unica città ed al momento del ritorno a casa non ne avevo ancora abbastanza, pur avendola perlustrata a piedi in lungo e in largo. E’ una città dove si respira vita. Ed è proprio meraviglioso perdersi nelle sue stradine con una reflex al collo…

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