Lavorare viaggiando (e viceversa) come fa Eugenia

aprile 11, 2013

Qualche settimana fa mi trovavo a Bondi Beach a prendere il sole e aspettare che un mio amico uscisse da lavoro per un bagno nell’oceano. Ho fatto una foto con Instagram al cartello che avevo davanti che segnalava pericolo di correnti forti in acqua, e l’ho postata su Facebook.

Dopo poco, uno dei miei contatti, mi ha lasciato un commento stupito e mi ha raggiunta. Si trovata esattamente lì anche lei, cinque minuti prima. Eugenia Morato non la conoscevo di persona, ma era tra i miei amici virtuali per qualche ragione da non so quanto tempo, perchè in soldoni facciamo un lavoro simile in ambienti simili. Lei viaggia lavorando, e lavora viaggando: voilà la chiacchierata con lei.

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Bondi Beach – Sydney

Eugenia, ci siamo incontrate per la prima volta dall’altra parte del mondo grazie ad un check-in di Facebook. Sembra incredibile. Come è cambiato il modo di viaggiare ai tempi dei social network?

Per quanto mi riguarda, è fuori dubbio che con i social network sogniamo molto di più di viaggiare e finiamo per avere anche meno paura di viaggiare davvero. Per viaggiare non intendo “fare i turisti”. Intendo proprio “vivere” posti nuovi. Io, per esempio, prima di partire per un paio di mesi per New York, ben prima di aver deciso la data della partenza, girovagavo per Airbnb – la piattaforma che raccoglie offerte di case e stanze in affitto di tutto il mondo – e guardavo le immagini delle case, dei giardini che si vedevano dalle finestre, esploravo i dintorni con Google Street View. E lo faccio ancora con posti sparsi per il mondo in cui vorrei andare!
I social network hanno annullato i tempi e le distanze. Magari capita che su Facebook vedi apparire la foto del tuo amico che sta facendo il brunch a San Francisco guardando l’oceano. Come fai a non sognare di catapultarti anche tu lì? Ma il potere dei social non è solo nella fase del sogno e del pre-viaggio. Sono preziose guide anche quando sei lì nel posto che hai scelto e ogni tipo di informazione ti arriva semplicemente perché hai messo il like alla pagina. Ma non c’è solo Facebook. Ci sono Pinterest, Instagram, Foursquare e Twitter. Ognuno può darti i suoi benefici e ciascuno riesce a farti sentire meno sperduto quando atterri per la prima volta dall’altra parte del pianeta (nel vero senso della parola!).

Abbiamo la fortuna di poter lavorare da qualsiasi parte del mondo. Sarà questo il futuro?

Io spero davvero che questo sia il futuro. E’ quello che vorrei per me. D’altronde LinkedIN ci permette di avere visibilità a livello globale. Dipende solo dalle persone che vedono il tuo profilo capire il valore aggiunto che il tuo entrare in contatto con chi lavora in altre città del mondo può portare alla loro azienda, in termini di nuovo know how, di nuove idee e di nuove prospettive che possono aprirsi. D’altronde, lavorare viaggiando è sempre stato il sogno di molti. Credo che, grazie a internet, al digitale e anche a causa della crisi pressoché mondiale, questo sarà il futuro. E sono convinta che sarà un futuro che aprirà moltissime opportunità e sfide. Solo a chi saprà coglierle, ovviamente.

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A Coney Island, New York

Quali sono i tuoi punti di riferimento in rete nella preparazione di un viaggio?

Sicuramente, come ho già accennato prima, Airbnb è nella mia top list. Personalmente mi sono sempre trovata bene e mi da l’immenso vantaggio di risparmiare lunghissime ricerche di case (tempo = denaro), così posso arrivare in un posto che non conosco e avere già una casa.
Poi, sono una che si perde per i meandri di Google nel cercare cose interessanti da vedere o provare. Non ho regole fisse per questo. Una volta che trovo le informazioni di base che mi servono, vado a seguire i relativi siti, portali o blog su Facebook.
Sono anche una fan di TimeOut e prima ancora di partire ho già l’app pronta sullo smartphone. A dir la verità, uso molto anche le app per preparare i miei viaggi. Scrivo il nome della città nella stringa di ricerca dell’app store e faccio il download di tutto quello che m’ispira (guide, mappe e qualunque cosa interattiva catturi la mia attenzione).
Una volta arrivata a destinazione, vado alla ricerca di piattaforme (tipo Nuok!) dove cercare i posti più strani. Non quelli da turisti. Quelli che nelle mappe non troverai mai, quelli che magari poi fai veramente fatica a trovare perché sono nelle stradine nascoste. Beh, quando scopro questi posti, è un po’ come entrare in simbiosi con quella città. E allora, da brava nomade e cittadina del mondo, anche quella città diventa un po’ casa per me.

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Île Saint Honorat – Francia

Come ti sta cambiando l’esperienza australiana? Che cosa ti ha portata nell’altro emisfero?

C’è una frase di Robert Allen che mi piace moltissimo e dice “Everything you want is just outside your comfort zone.” Ecco, questo viaggio in Australia mi sta cambiando davvero tanto perché sono uscita dalla mia comfort zone. E quando lo fai, tutto ha una luce diversa, migliore. Tu ti senti migliore.
Qui siamo dall’altra parte del pianeta. Qui è tutto stupendo, ma è anche immensamente lontano da tutti i tuoi punti fissi. E ci sono dei momenti in cui tutto questo pesa, ma è proprio lì che si diventa più forti.
Riguardo a cosa mi ha portato qui, la verità è che non volevo restare in italia. A ottobre scorso ero a New York e ogni tanto mi sentivo con un amico che abita a Melbourne. E’ stato lui a dirmi “Perché non vieni qui, visto che sotto i 31 anni è facile ottenere un working holiday visa?”. Un Working Holiday ti dà la possibilità di stare in Australia per un anno e cercare lavoro come dipendente, oppure aprire un Australian Business Number (la p.iva australiana) e iniziare a lavorare come libero professionista.
A inizio novembre, appena tornata in italia, la prospettiva di restare lì non mi esaltava tanto. Se l’alternativa era pagare un affitto per abitare a Milano e fare la libera professionista in una situazione economica che non mi sembrava dare così tanta importanza ai talenti, ho pensato che forse non era una cattiva idea pagare un affitto per vivere in un posto nuovo a fare un’esperienza nuova. Ed è così che, meno di due mesi dopo essere tornata dalla Big Apple, sono partita alla volta dell’Australia, non senza un po’ di paura, ma devo dire che sono davvero orgogliosa di essere qui. Certo, quando ti capita di seguire contemporaneamente di seguire progetti in italia e in australia, non è una passeggiata “coprire” due fusi orari così diversi. Ma quando hai la fortuna di fare un lavoro che ti piace, tutto è meno pesante, anche le call su Skype a mezzanotte!

Che significato ha per te viaggiare?

Viaggiare è libertà, è conoscere persone con punti di vista diversi, è scoprire in giro per il mondo scorci nuovi che ti entrano nel cuore. Forse perché quando li vedi per la prima volta ti sembra quasi di conoscerli da sempre. Viaggiare per me è vivere i luoghi fino a sentirli un po’ casa. Posti che ti basterà riguardarli in foto un giorno per emozionarti come la prima volta che li hai visti. E non è detto che facciano questo effetto solo luoghi in cui abbiamo vissuto per periodi abbastanza lunghi. Ci sono posti in cui sono stata solo di passaggio, ad esempio in Francia o in Spagna, che mi sono davvero entrati nel cuore.

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Vista dal Princes Bridge – Melbourne

Qual è secondo te una delle più riuscite strategie di comunicazione digitale nel settore viaggi?

Bè, sarò di parte, ma trovo fantastica la strategia usata dalla campagna australiana “Best jobs in the world”. Loro che, geograficamente, sono alla “periferia” del pianeta, sono riusciti a far rimbalzare nel mondo la loro campagna, usando il web insieme a un’idea semplice ma geniale: offrire come un “lavoro” da sogno, quella che in realtà, nell’immaginario collettivo, è una vera e propria vacanza in posti unici. Tutto questo usando anche il potere dei brevi video creati e condivisi dai candidati. Ormai la campagna si ripete da diversi anni e dal punto di vista digitale mi sembra ogni anno più evoluta a livello d’integrazione online e social (e non mi sorprenderei se l’anno prossimo decidessero di usare Vine come piattaforma per creare i video!).

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