La salopette blu e il viaggio magico di Roberta

aprile 8, 2013

Anche Roberta è stata una mia nuoker. Sono molto affezionata a lei perchè riconosco un irrefrenabile spirito di indipendenza. Inutile fare tante parole di preambolo: vi lascio alle sue. Se questo progetto Wowanderlust è nato, lo è anche per merito di Roberta che ha saputo trovare… la parola giusta.

Roberta, wonderlust è una parola che ti appartiene profondamente, e che ha saputo influenzare anche questo mio progetto digitale. Qual è stato il tuo primo viaggio da sola?

Da molto giovane avevo la tendenza a perdermi. Ti parlo di quando avevo quattro o cinque anni. Avevo voglia di mondo già d’allora, ero sempre in movimento. Te lo dico, è questa maledetta curiosità che mi frega. Accetto inviti per cose che non ho mai fatto, prendo treni per intuizione, sono passione allo stato puro, faccio pazzie, affronto paure, cambio case e paesi. Tra i viaggi più significativi intrapresi da sola c’è il Cammino di Santiago e ci sono i miei sei mesi in Brasile, un’esperienza iniziata con trenta euro e molta determinazione.

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Con il progetto The Blue Playsuit stai viaggiando in paesi spesso molto difficili e distanti dal nostro agio occidentale. C’è qualcosa che proprio non ti aspettavi e invece hai trovato lungo la tua strada?

Le aspettative mi piacciono poco, motivo per cui ogni mio spostamento è improvvisato, non faccio prenotazioni, mi muovo sulla base di contatti rimediati sul posto. Non ne ho ancora scritto molto, ma non dimenticherò la costante meraviglia del viaggiare in Birmania. Quel mese mi è servito per affrontare l’India di oggi.

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Perché proprio una salopette blu? Com’è nata questa idea?

Volevo un simbolo che identificasse la scelta di cambiare vita e ricominciare da capo, che secondo me è uno dei giochi migliori da fare che abbiamo a disposizione in questa vita. Molti pensano che si viaggi per andare alla ricerca di se stessi. Io la penso come Bernard Shaw, che invece sosteneva l’importanza del cambiamento e del sapersi dare nuove forme.

La salopette mi ricorda quand’ero bambina. Con questo progetto ho deciso di onorare quella parte di me, di omaggiare lo spirito selvaggio e curioso che mi appartiene. Ed è stato un modo per lavorare con mio padre, io ho disegnato il modello e lui l’ha trasformato in una cosa reale. Ci siamo divertiti, ho scoperto che fare la stilista mi piace e sto lavorando a nuovi progetti di conquista del mondo.

Dopo tre mesi di successi, la salopette è stata infine abbandonata in India per ragioni di sicurezza, da quel momento in poi, ho sempre addosso un dettaglio blu.

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Sul tuo blog hai raccontato anche piccoli stratagemmi per donne in viaggio da sole. Che cosa consiglieresti a una donna come noi che vorrebbe mettersi in viaggio da sola?

Di diventare una donna sicura di sé. E di sapere con esattezza dove si è e perché ci si è arrivati. Viaggiando si migliora, ma per una prima esperienza consiglierei l’Europa. Niente fila liscio durante un viaggio e se sei da sola in una foresta in Sri Lanka allora sai che devi sapertela cavare anche se incontri un elefante! Occorre immaginare lo scenario peggiore e chiedersi se si sarà in grado di gestire la situazione in maniera autonoma.

Ho sempre pensato che ci siano persone non adatte a viaggiare, sono quelle che non hanno sviluppato un’intelligenza emotiva. E’ inutile viaggiare se non vi è uno scambio con la popolazione locale, se si rimane in superficie. Bisogna essere dotati degli strumenti giusti per registrare il mondo che si sta per esplorare.

La ricchezza che puoi sperare di portarti a casa da un viaggio sta tutto nell’incontro. Se sei parte attiva, e non hai solo preso egoisticamente, ma sei anche riuscito a dare nel processo di scambio, se qualcuno si ricorderà di te, se hai saputo apportare cambiamenti costruttivi nella vita degli altri, allora quel tuo viaggio è servito. Un viaggiatore non consapevole di queste dinamiche potrebbe essere un danno.

Il mio consiglio è preparati, viaggia, partecipa, condividi, migliora come essere umano, evolvi. Quando torni, insegnalo agli altri.

Motivo per cui, una volta in Italia, mi piacerebbe girare nelle scuole per condividere la mia esperienza.

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In molti ti chiedono “ma come fai a mantenerti in viaggio? senza capire a volte che ci sono persone come noi che mettono via da parte quattrini dopo tanto lavoro e vogliono spenderli così. Che cosa rispondi a chi trova da ridire su questo genere di cose?

Rispondo che ognuno di noi ha delle priorità, io le mie le ho chiarite attraverso una mappa. Per me investire in un viaggio significa innanzitutto investire in un percorso di crescita personale. Ho trovato molto più utili i miei sette anni all’estero che non quelli all’università. Non a caso la mia esperienza in India si concluderà con il ritiro in un ashram. Per dieci giorni dovrò astenermi da ogni pratica mondana e non mi sarà permesso nessun vizio. Praticherò un’antica forma di meditazione, osservando il silenzio per tutta la durata del corso. E’ un’esperienza che non è quantificabile in termini economici.

C’è chi decide di spendere il budget che io ho messo a monte per un viaggio di cinque mesi in una settimana in un villaggio turistico. Ogni decisione implica conseguenze.

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Hai già un’idea per il prossimo viaggio?

Ho una lista! Diciamo che dopo tanti anni all’estero inizio a prendermela con calma. Che per una come me significa viaggiare prevalentemente in Italia muovendomi attraverso la mia rete di contatti. Insomma, vado a trovare gli amici. A maggio sarò in Calabria, a Roma e Firenze. A giugno tra l’Irlanda e la Sicilia per scrivere un libro su questa esperienza. A luglio probabilmente tornerò sul Cammino di Santiago per un matrimonio – attenzione ragazzi, non il mio. Per un viaggio oltreoceano invece rimandiamo all’inverno. A me l’Italia piace e me la voglio godere. Iniziando da Genova, prima della lista.

2 Comments

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