La prima impressione di Emanuela in Africa

maggio 16, 2013

Quanto conta la prima impressione in un viaggio? My1impressions.com è un progetto di racconto di viaggio bellissimo, opera di Emanuela Grieco (aiutata da Vincent), che parte proprio da questa domanda. In questo momento si trova in Gabon, nell’Africa Centrale e devo ringraziarla doppiamente per questa sua stupenda disponibilità ad aprirsi con tanta generosità. Grazie anche ad Annamaria, la mia super amica e capanuoker, per questa preziosa segnalazione.

A voi le parole di Emanuela.

kids of africa

Emanuela, nel 2003 hai scritto la tua prima pagina di diario di viaggio. Che cosa è scattato in te? Che cosa ti ha fatto sentire l’esigenza di mettere nero su bianco le tue impressioni?

Ho iniziato a scrivere il mio diario di viaggio nel 2003, alla fine del mio Erasmus in Norvegia, quando con alcuni amici siamo partiti per l’Interrail attraverso quel paese che ci aveva ospitato per sei mesi e di cui eravamo innamorati. Lungo il cammino, durante le interminabili ore in treno attraverso le foreste della Norvegia, avevo iniziare a buttar giù pensieri di viaggio e di libertà su un diario di quelli etnici che la mia amica Francesca mi aveva regalato prima di partire. Da subito avevo deciso che sul quel diario avrei scritto solamente di emozioni, ed in particolare di emozioni di viaggio, le avrei scritte sul luogo, in qualsiasi posto sarei andata (ho sempre saputo che avrei viaggiato molto dopo quell’interrail), e così è stato da allora. L’idea base è che prima di ogni viaggio ognuno di noi è come una tabula rasa, e l’immagine che abbiamo del posto che stiamo andando a visitare è come una foto in bianco e nero, che pian piano si colora con la scoperta del posto attraverso i nostri sensi. A me piace scrivere di quel momento in cui i nostri sensi colorano quel posto e la nostra mente, e mi piace chiamare siffatte emozioni 2le mie prime impressioni”. Su quell’ormai vecchio diario di bordo ho scritto del giorno in cui sono arrivata alle isole Lofoten, sul Circolo Polar Artico e di quello in cui mi sono seduta sull’orlo dell’abisso al Prekestolen a Sud della Norvegia, una roccia alta 600 metri a picco su un fiordo, e poi man mano durante tutti i miei viaggi degli ultimi 10 anni, dall’Australia alla Nuova Zelanda, da Isafjordur in Islanda a Ushuaia, alla fine del mondo. Viaggio con un diario e una penna da sempre, e spesso mi è addirittura capitato di chiedere ai miei amici o ai miei compagni di viaggio di lasciarmi da sola per un po’ per raccogliere le emozioni e scrivere magari sulle ventose scogliere della Cornovaglia, come mi è successo qualche anno fa. Mi piace pensare che quando la gente mi chiede cosa abbia provato in qualsiasi posto visitato, io, anziché liquidarlo semplicemente con un ‘impossibile da descrivere a parole’, possa invece ritrovare le mie vecchie pagine di pensieri ed emozioni e leggere, in diretta dal mio passato, cosa abbia provato nel preciso momento in cui ero arrivata in quel posto. Le parole esistono, bisogna solamente ritrovare la pagina giusta!

My_1st_impressions_ (13) Drums of Guinea

Ed è proprio di impressioni, o meglio prime impressioni, che parla il tuo progetto My1Impressions.com – Ospiti anche fotografie bellissime. Che cosa di una città, o di un paese più in generale, ti conquista immediatamente?

Il colore. Ogni posto, ogni città, ogni paese lo associo ad un colore diverso, a volte dipende dal colore dei tetti, dai vestiti delle persone, dalla terra, dagli alberi che lo circondano, dal mare che lo illumina. Ogni posto nella mia mente ha un colore diverso e a volte mi piace scoprire sull’atlante che colore gli abbiano associato i geografi quando disegnano le cartine politiche per vedere se è lo stesso della mia mente. Amsterdam per esempio, dove ho vissuto per 4 anni, l’associo con il rosso, il rosso dei suoi tetti, delle finestre, delle biciclette, persino della sua bandiera, mentre il Cameroun, dove sono al momento lo assocerò per sempre con il verde delle sue foreste secolari, degli alberi di palme e della Natura in generale che qui esplode di vita.

My_1st_impressions_me_in_the_blue

La tua è anche una guida attraverso un viaggio tra i cinque sensi. Quale è il tuo più sviluppato durante un viaggio in una terra che non conosci?

Sicuramente la vista e la fotografia in questo mi aiuta molto, mi aiuta ogni giorno a scoprire e ad osservare il mondo da un punto di vista diverso, quello della bellezza. La vista è il senso base del mio viaggiare, a volte se mi capita di viaggiare in treno per ore o, come l’anno scorso in Patagonia, su un autobus per un giorno intero, dormo pochissimo e lotto per rimanere sveglia e per non perdere ogni singolo istante di bellezza che sfila davanti ai miei occhi. Mi piace riempirmi gli occhi di mondo, del mondo che ci circonda e trasferirlo in una fotografia per condividerlo con la gente.

My_1st-impressions_Ornkeys page

Africa, questa sconosciuta. Quali sono i luoghi comuni che vorresti sfatare una volta per tutte, soprattutto a quelle persone che non l’hanno mai vissuta veramente?

Primo fra tutto che l’Africa sia solo deserto e povertà. L’Africa è almeno così variegata quanto il suo paesaggio. Il deserto occupa solo una minima parte della geografia di questo continente sterminato. Il suo cuore in realtà, è un cuore verde, rigoglioso, fitto della meravigliosa vegetazione della giungla, che pullula di vita, di gente straordinaria che ogni giorno combatte la propria povertà con il sorriso stampato sul volto e con una dignità ed un senso dell’accoglienza che a noi occidentali è sconosciuto. L’Africa è piena di vita, di vibrazioni, di un’atmosfera ancora pura ed intatta che non esiste più nel nostro mondo. E’ per questo che ci si sente bianchi quando si è in Africa, perché si riconosce che nella nostra ricchezza materiale in realtà ci manca qualcosa, ci manca la loro ricchezza di spirito, di umanità, che sembra essersi persa nel nostro mondo. Questa è l’Africa che mi piace mostrare e raccontare, l’Africa della bellezza della sua gente e del suo paesaggio, umano e naturale.

me and the truck reflections

Da dove consiglieresti di iniziare una vera scoperta dell’Africa?

Da sé stessi. Il primo consiglio che darei a chi volesse avvicinarsi per la prima volta all’Africa è: non abbiate paura di sporcarvi i piedi.
Mi spiego meglio: quando è iniziato il mio viaggio in Africa, è successo che in Marocco, a Fes, pioveva a dirotto e dopo una giornata in giro per le stradine della città in infradito, siamo tutti ritornati al capeggio con i piedi sporchissimi di fango. Una ragazza che era con me, guardandosi i piedi, ha esclamato: “Chissà quando i nostri piedi saranno puliti di nuovo! Ho l’impressione che da oggi in poi avremo i piedi sporchi per sempre”. Ebbene, ora, dopo quasi 5 mesi di Africa, vi dico con gioia che i mie piedi sono ancora sporchi, sporchi di terra, sporchi di strade attraversate, sporchi di vita. Questa è l’Africa. La si ama e ne si diventa parte integrante solamente se non si ha paura di sporcarsi i piedi nelle sue strade fangose o polverose, se non si ha paura di mangiare con le mani, di assaggiare il cibo locale da un unico piatto, di abbracciare i suoi bambini, di ballare con la sua gente a ritmo di percussioni, di guardarla negli occhi e condividere una chiacchierata, un sorriso, una storia, un’emozione. In Africa condividere è la parola chiave. E per fortuna ci pensa lei a sporcarci di vita!

My_1st_impressions_ (12) at the tropics

Segnalaci tre esperienze che hai raccontato sul tuo blog che non dobbiamo assolutamente perdere per conoscere meglio il tuo mondo!

Primo fra tutti il giorno in cui sono arrivata ad Ushuaia, alla fine del mondo. Nella mia storia personale e da viaggiatrice, quello è stato un momento importantissimo ed emozionante della mia vita.
Sono arrivata ad Ushuaia dopo un mese di viaggio in Patagonia da sola. Avevo lasciato Buenos Aires ad inizio Aprile con 26 gradi, e mi sono ritrovata ad Ushuaia con la neve. Attraverso la Patagonia durante le mie lunghe ore di viaggio in autobus, ho visto paesaggi sconfinati, di pure ed illimitata bellezza. A volte ho viaggiato anche per 28 ore senza stop da un posto all’altro, in mezzo al nulla tra la pampa argentina. Arrivare ad Ushuaia è stato il viaggio per eccellenza, faticoso ed indimenticabile. E non dimenticherò mai l’entrata in città quella sera del 20 Aprile quando ho visto apparire la scritta con il nome della città davanti a me ed ho pensato: ”Finalmente. Ce l’ho fatta! Sono alla fine del mondo”.
Laggiù tutto ha un sapore diverso e speciale. Si è al confine, al limite di un mondo, le persone che arrivano fin là hanno tutti una storia da raccontare, un motivo per esserci, e da laggiù il mondo, quello normale, sembra non esistere.

My_1st_impressions_Ushuaia_int_the_blue

La seconda esperienza è del giorno in cui sono arrivata alle isole Orcadi, a Nord della Scozia. Avevo 22 anni, e quello è stato il mio primo viaggio da sola nella vita. Ero partita all’inizio dell’estate per la Scozia, per cercare un lavoro estivo e in caso non ci fossi riuscita lo scopo era di visitare la Scozia e tornare indietro. Invece ad Edimburgo il lavoro lo avevo trovato e ci ero rimasta per tre mesi, godendomi la città nel suo massimo splendore durante il festival di Agosto. A fine esperienza avevo deciso di partire per visitare il resto del paese prima di tornare in Italia per gli esami all’università. Quelle settimane sulle strade della Scozia autunnale da sola sono state stupende e mi hanno cambiato per sempre. Ho incontrato persone meravigliose lungo il viaggio, vissuto avventure ed esperienze indimenticabili e visto posti incredibili. Mentre aspettavo il battello per le Orcadi, a John’s O’Groat, un olandese che abitava là mi ha chiesto cosa stessi facendo da quelle parti da sola. Gli ho risposto che ero in viaggio, e quando mi ha chiesto l’età e ha sentito 22 anni mi ha detto: “Devi essere proprio coraggiosa per arrivare da queste parti da sola a Settembre!.” Alle Orcadi ho anche rischiato di rimanerci per l’inverno, quando stavo per perdere l’ultimo battello che andava sulla terraferma prima della chiusura invernale. E stato in quel viaggio che mi sono innamorata della Scozia Chiunque mi conosce sa che una parte del mio cuore appartiene alle sue lande nebbiose da sempre.

My_1st_impressions_ (16) Elmina bay

Ed infine la mia Africa. Difficile scegliere uno dei tanti posti visti finora in questo viaggio, ma Elmina in Ghana occupa certamente un posto particolare, per la bellezza del suo paesaggio che contrasta così tanto con la crudezza e oscurità della sua storia passata. Elmina è stato il il centro della tratta degli schiavi per almeno tre secoli. Dalle sue spiagge di sabbia finissima e palme di cocco, per secoli navi cariche si schiavi partivano alla volta dell’America, spezzando vite, culture e catene familiari e cambiando la storia d’Africa e il suo futuro. Ad Elmina è possibile visitare il forte nel quale venivano rinchiusi gli schiavi prima di essere imbarcati per il nuovo mondo. Ci si può fermare nelle sue celle buie ed anguste, si può entrare nella “Stanza del Non Ritorno” e sfiorare la “Porta del Non Ritorno”, da cui gli schiavi uscivano per dirigersi in catene alle navi. E un’esperienza forte e toccante, che contrasta così tanto con la bellezza del paesaggio circostante e della vista sull’oceano e sul piccolo porto di pescatori pienissimo di barche colorate che dalla cima del forte si può ammirare. Un posto unico al mondo!

One Comment

  1. MammaInOriente

    17 maggio 2013 at 07:39

    Quando si viaggia soli il viaggio è un altro viaggio. Non ci sono dialoghi a distogliere i tuoi occhi da ciò che ti circonda, non ci sono compagni con cui decidere il da farsi. Si va dove si vuole, seguendo solo i ritmi del proprio essere. E si incontrano, anziché incrociarle solamente, tante persone desiderose di farti conoscere la loro terra..

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