La mia Berlino in scala di grigi

aprile 28, 2013

Il grigio è un colore comune in natura. In base alla luce presente, l’occhio umano può riconoscere lo stesso oggetto come grigio o come di un altro colore. L’occhio umano è in grado di distinguere nettamente in media 16 livelli di grigio.

Wikipedia ha ragione. Sono sicura di aver riconosciuto distintamente almeno una quindicina di grigi diversi a Berlino. Lo scorso febbraio sono stata a Berlino per ventiquattro ore tonde e ne è uscito che non l’ho capita. Avrei potuto passare intere settimane, e probabilmente il risultato sarebbe stato uguale. Berlino è una città troppo difficile. O la capisci e la ami, o non la capisci e la odi. E io non l’ho capita e la odio.

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Al di là di ogni retorica, è una città grigia anche quando c’è il sole. Ci sono posti che hanno un’energia negativa e ci sono persone che riescono a percepirla, altre no. La mia sensibilità mi porta a stare male in un posto dove avverto inconsciamente che è negativo. E’ la stessa sensazione a pelle che ho con persone che non mi piacciono già dalla stretta di mano. Puoi imparare poi a consocerle, a lavorarci insieme, a uscirci il sabato sera con gli amici, ma poi quella prima impressione e quella sensazione stridente tornano sempre a galla.

Oggettivamente, ci sono aspetti di questa città molto belli e si studia la storia per strada. Ci sono tanti giovani italiani in gamba, locali e strade che mi ricordano la mia Williamsburg newyorkese, e una marea di startup che nascono e crescono forti e vigorose. Ma c’è anche un’aria terribile, che si posa sui palazzoni squadrati tutti uguali, sui cantieri a cielo aperto e sui resti di una Berlino che cerca di togliersi invano dalle macerie di una guerra che sembra lontanissima oggi.

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Sono andata a Berlino con un animo ben disposto, con la mente aperta, senza pregiudizi. Anche il tempo è stato clemente, ma niente da fare, non ho visto un colore. Non ho capito perché ed in che modo una città come Berlino possa piacere. Non mi è chiaro, al di là del fatto che non sono nella situazione economica italiana, che cosa rende speciale questa città. New York è una metropoli facile da capire e da amare, per esempio. E’ tutto così evidente, esagerato e superficiale nella City.

Ma Berlino, con questo passato terribile ed atroce che si respira ad ogni angolo, con questi continui riferimenti alla memoria degli ebrei, con questo suo militarismo nelle linee degli edifici e delle piazze, come si fa ad amare?

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Ma passiamo un attimo alle cose belle.

Durante la Nuok Dinner berlinese del 25 febbraio ho conosciuto il giovane giornalista italiano Andrea D’Addio, scoprendo così il suo bellissimo blog ed alcuni articoli davvero interessanti. Mi è piaciuto perché la sua passione per Berlino è lucida e non cieca. Racconta la città per quello che è davvero, con i suoi pregi e i suoi difetti, senza le solite esagerazioni dettate da l’Italia-fa-schifo-qualsiasi-città-è-meglio.

E sono stata davvero tanto felice per aver conosciuto finalmente Giulia, la mia incredibilmente brava nuoker storica, e Corinne, anche lei nuoker da qualche mese, innamorata pazza di Berlino con il suo moroso. E di aver parlato con Alessio, che ha trovato la sua meritocratica America in questa città.

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Concludo con una nota.

E’ proprio vero che tutto il mondo è paese. Anche a Berlino ci sono gli italiani-so-tutto-io, proprio come a New York. Quegli italiani che sono i padroni della città e che se sei l’ultimo arrivato sei solo uno cretino che non deve permettersi nemmeno di scrivere la parola Berlino. Quegli italiani che se arrivi, dimostri il tuo valore e vieni ricompensato come la mia Giulia, ti sputano in un occhio dandoti del raccomandato.

Questi italiani intolleranti che predicano apertura mentale che se dici che Berlino non ti è piaciuta e che preferisci Milano ti guardano malissimo e pensano che sei una sfigatona (è successo anche a me, in presa diretta su Torstraße). Quando leggeranno che davvero Berlino non mi è proprio piaciuta, mi quereleranno anche loro, ne sono sicura. Gioie mie, rilassatevi un po’. Dai.

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