Isolomania – Paolo Melissi

maggio 6, 2013

Oggi è una giornata di inaugurazioni di nuove rubriche, e lo faccio con i migliori.
Eccovi alla Lounge, dove verranno pubblicati brevissimi racconti legati al viaggio.
Iniziamo dal preziosissimo contributo di Paolo Melissi. Grazie.

isola

Isolomania

Credo che un VIAGGIO non inizi con la partenza e tantomeno termini con il ritorno a casa. Un viaggio nasce negli ultimi mesi dell’inverno, a cavallo tra febbraio e marzo. In quelle settimane il corpo, prima ancora che la mente, si incammina quasi impercettibilmente orientandosi verso la primavera. E’ in questi giorni che nasce il viaggio, che si risponde alle sollecitazioni che ci faranno scegliere la méta, o le méte. Un viaggio non termina al momento del rientro nella propria città o paese, nella propria casa, ma finisce, se può finire davvero, quando lo si scrive, quando, anche con poche righe, si cerca di imprimerlo sulla carta, si cerca di prendergli il calco come si fa con l’impronta lasciata da un animale selvatico.

Il mio primo viaggio nelle isole greche nacque dalla confusione di carte geografiche, atlanti, volumi d’enciclopedia, articoli e riviste che si affollavano sulla mia scrivania. Restavo a lungo a studiare quelle carte e quelle pagine in cui erano racchiusi spazi immensi, pensando all’itinerario del viaggio che sarebbe stato. Percorrevo strade serpeggianti tra il marrone dei rilievi montuosi ed il verde delle pianure, seguivo il reticolo delle linee ferroviarie intersecate quà e là dalle sinuosità azzurre dei fiumi e dei torrenti. Mi impadronivo dei nomi di città e paesi, di fiumi, promontori, baie e golfi. Il dito era puntato sul quadrante orientale del Mediterraneo, sulle mille isole che segnano la distesa azzurra dell’Egeo, nella prospettiva di un esilio itinerante.

Partii con uno zaino in cattive condizioni e senza sacco a pelo, con pochi soldi in tasca e una fretta terribile di vedere le isole. Parto per le isole, parto per le isole, mi dicevo mentre salivo sul treno che mi avrebbe portato al porto d’imbarco per la Grecia, provando un’emozione nuovissima, che mi avrebbe fatto dimenticare ogni fatica e mancanza di comodità. Parto per le isole, mi dissi, mentre la nave salpava l’ancora e il sole tramontava.
Avrei raggiunto, dopo un viaggio interminabile su un grande e lentissimo traghetto battente bandiera greca, la cittadina di Patrasso, e da lì Atene, calda come una fornace. Dal Pireo, dopo un breve soggiorno in città, sarei partito per Paros, nel cuore delle Cicladi. Sempre navigando, dormendo su divanetti o steso su una stuoia allungata sulla moquette dei corridoi delle navi su cui salivo in media ogni quattro giorni, decidevo il percorso da seguire: Coos, Rodi, Samos, Santorini. In tre settimane mi sarei tenuto sempre lontano da bar e ristoranti turistici, dalle nordiche orde di ragazzi biondi e rumorosi, dalle suggestioni di escursioni organizzate, dal ronzare delle videocamere.
Volendo disegnare sulla carta l’itinerario, una cartina distribuita dall’Ente del Turismo greco che portavo con me come un amuleto, avrei tracciato un groviglio di linee che si richiudeva tra il Pireo e Patrasso, lungo la strada del ritorno.

Lawrence Durrell ha scritto: [...] ho trovato una volta un elenco di malattie non ancora classificate dalla scienza medica; tra queste compariva il termine “isolomania”, descritto come un’afflizione dello spirito rara, ma per nulla sconosciuta. C’è gente [...] che trova le isole in qualche modo irresistibili. La semplice consapevolezza di trovarsi su un’isola, un piccolo mondo circondato dal mare, provoca in loro un’inspiegabile ebbrezza.

Sono convinto che anch’io, durante quel viaggio, abbia contratto quella strana malattia di cui scrive Durrell, grande amante di isole a sua volta. E’ la malattia che mi avrebbe costretto, negli anni successivi, a tornare ancora nell’Egeo, in altre isole. Ed è la malattia che mi avrebbe spinto a percorrere chilometri a piedi per andare a vedere l’Asklepeion a Coos o salire sull’acropoli di Lindos, che mi avrebbe fatto dormire per una notte in una tenda di un campeggio senza sacco a pelo, o fatto viaggiare su autobus asmatici e stracarichi e saltare il pranzo trovandomi in luoghi deserti. Fatica ripagata dall’immagine della città fortificata di Rodi preannunciata dallo svettare dei suoi minareti, dal bagno sotto i rossi strapiombi vulcanici di Santorini, o dalla vista dello stretto che divide l’isola di Samos dalle coste turche, in quel punto coperte di fitti boschi silenziosi e così vicine da sembrare possibile il toccarle con un dito.
Mentre ero sul ponte del traghetto che mi riportava in Italia, con gli occhi ancora pieni di isole come di scogli appena affioranti, tirai fuori dalla tasca una moneta, la tenni ferma tra pollice e indice, poi con uno scatto la feci volare in alto. Mentre luccicando al sole descriveva la sua parabola verso le onde espressi il desiderio, come molti fanno davanti a vasche e fontane, di tornare ancora a percorrere quelle rotte, a viaggiare verso le isole.

Una volta tornato a casa, già preso dalla malinconia, mi misi alla scrivania e scrissi: Credo che un VIAGGIO non inizi con la partenza e tantomeno termini con il ritorno a casa.

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Paolo Melissi dirige Satisfiction.me. Ha collaborato con le pagine culturali de Il Mattino, Avvenimenti, Diario, Pickwick, Corriere.it. Cura una rubrica dedicata a letteratura e camminare per Sul romanzo. È il “fondatore” del Kommando McDonald’s, gruppo aperto di esploratori urbani. Ha fatto parte di Ibridamenti, progetto collettivo di indagine e studio dei blog organizzato dall’Università Cà Foscari di Venezia, occupandosi di scrittura in rete e partecipando alla pubblicazione di due volumi: Pratiche collaborative in rete e Dai blog ai social network. Arti della connessione virtuale. Ha partecipato alla Living Mutants Society, progetto di narrazione collettiva che ha portato alla pubblicazione de Le Aziende In-Visibili, volume strutturato seguendo lo schema de Le città invisibili di Italo Calvino. Ha pubblicato Metro Milano. Manuale per conquistare una città (Historica Edizioni, 2010) e Milano senza vie di mezzo (Pendragon, 2010). E’ ideatore e organizzatore della manifestazione culturale “Passeggiate d’Autore” a Milano e, da poco tempo, anche a Roma. 

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