Il vero Vietnam visto da vicino

luglio 23, 2015

Enrico Catani ha vissuto per diversi anni a Kyoto, città di contrasti e suggestioni che ha amato con tutto il cuore. Si è poi trasferito a Toronto, per un altro paio d’anni, dove ha fatto tutta una serie di cose importantissime di cui non ha la benché minima memoria. Recentemente è tornato in Italia, più precisamente a Roma, e nonostante tutti gli diano del pazzo a lui va benissimo così. Detto questo, non si tira indietro davanti a viaggi dall’altra parte del mondo. Per Nuok questa primavera è partito alla volta del Vietnam grazie a un tour organizzato da Asiatica Travel. Il suo reportage è stato pubblicato qui, e con Wowanderlust ne abbiamo approfittato per fare due chiacchiere su questa intensa esperienza…

Qual è il luogo comune sul Vietnam che ti senti di sfatare? E quale puoi confermare?

Il viaggiatore esperto (o che si crede tale) schifa categoricamente i luoghi comuni e non perde occasione per screditarli, in quanto li considera roba da turista improvvisato. Il viaggiatore onesto, invece, sa che i luoghi comuni sono entrati nell’immaginario collettivo perché hanno un fondo di verità.

Certo, vanno presi con le pinze, e sta poi a noi interpretarli e contestualizzarli… Ma non mi sento di sfatarne nemmeno uno, anzi li confermo tutti: il caldo tropicale e umido, accompagnato da una leggera foschia onnipresente che rende il cielo giallo; l’impressionante quantità di motorini che affollano le strade (urbane ed extraurbane) e il conseguente imperversante suono dei clacson che non vi lascerà in pace neanche un secondo; l’ancor più impressionante mania di caricare qualsiasi cosa sui motorini (casse gigantesche, sacchi di riso, maiali vivi e addirittura altri motorini); e infine sì, tutti (si fa per dire) i contadini e le contadine che lavorano nelle risaie indossano il caratteristico cappello di paglia.

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C’è qualcosa che ti ha lasciato davvero a bocca aperta e che non ti aspettavi?

Personalmente, ciò che non ha mai smesso di stupirmi per tutto il mio soggiorno in Vietnam, sono stati i marciapiedi delle città: quasi ovunque i marciapiedi sono intasati da ristoranti all’aperto, banchetti di street-food, grigliate improvvisate, motorini parcheggiati, venditori ambulanti, o semplicemente dalla merce dei negozianti che preferiscono (per ragioni di spazio) esporre all’aperto invece che all’interno dei loro negozi. Addirittura, ad Hanoi, non è raro trovare delle famiglie in pigiama che cucinano e consumano il loro pasto comodamente seduti su piccoli sgabelli di plastica sul marciapiede.

Soprattutto all’ora di pranzo e di cena (ma non solo) i marciapiedi diventano impraticabili perché vengono invasi da sgabelli, tavolini e giganteschi pentoloni in cui viene preparato il phở (zuppa di spaghetti con carne di manzo), vero e proprio piatto nazionale. I rumori, i colori e gli odori di queste tavolate sono un’irresistibile tentazione per il turista goloso.

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Quali sono le caratteristiche del popolo vietnamita? C’è qualcosa del loro carattere che ricorda quello degli italiani oppure sono agli antipodi?

A parte la passione per il mangiare e per il bere (soprattutto quest’ultima) trovo davvero difficile pensare a comunanze fra il nostro carattere e il loro. Forse gli eventi storici ci influenzano molto nel giudicare i loro tratti caratteriali, ma mi è parso che le incessanti e recenti battaglie cui sono andati incontro abbiano lasciato non poche cicatrici nel loro popolo (soprattutto nella vecchia generazione).

I vietnamiti sono molto timidi e discreti, ma sono anche altrettanto orgogliosi. Non amano le foto dei turisti, e molti di loro lo fanno notare in maniera piuttosto decisa. Ma non per questo sono inospitali, anzi! Più di altri popoli con cui mi sia trovato a confrontarmi esigono semplicemente rispetto, un rispetto solenne. E il turista è spesso un maestro nel fare gaffe involontarie.

Il popolo vietnamita è anche nazionalista, devoto alla patria, al lavoro e alla fatica. Ma è anche maestro nell’arte dell’arrangiarsi, come dimostra la caoticità assoluta del tessuto urbano (traffico fuori controllo, abusivismo edilizio, degrado urbano) nella quale loro sembrano vivere in totale armonia.

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É un Paese sicuro? Che sensazione hai avuto?

Dal punto di vista della micro-criminalità mi son sempre sentito al sicuro, in qualunque situazione mi sia trovato. Certo, gli scippi e i furti sono abbastanza frequenti (almeno così ci è stato detto dalle guide) soprattutto ai danni dei turisti ignari, ma per una persona che come me ha vissuto nelle maggiori città italiane non c’è assolutamente nulla da temere.

Ci si può sentire un po’ meno al sicuro da un punto di vista igienico, dal momento che le usanze sono piuttosto diverse dalle nostre, soprattutto per quanto riguarda l’alimentazione. Inoltre, bisogna fare attenzione agli enormi ammassi di fili elettrici che si aggrovigliano lungo le strade di Hanoi: quando arrivano i tifoni – mi è stato detto – è meglio starsene a casa.

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Se dovessi tornare in Vietnam, quale esperienza vorresti ripetere?

Vorrei avere l’occasione di prendermi più tempo per godermi la vita nelle grandi città, e lasciarmi sedurre dall’orgiastico caos che caratterizza i centri urbani del Vietnam, fra i rumori assordanti degli scooter, le luci dei neon e gli odori persistenti del cibo da strada che inondano le strade a qualsiasi ora.

Descritta così potrebbe sembrare un’esperienza poco allettante, ma io personalmente ne sono rimasto assuefatto.

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photo credit: Enrico Catani

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