Esploratori culinari: The Chef Is On The Table

maggio 8, 2013

Un giorno di qualche anno fa il mio moroso Leonardo mi ha parlato di una sua amica, Mariachiara Montera, e del suo blog di food, The Chef Is On The Table. Da quel giorno, non ho mai smesso di seguirla. E’ una voce fuori dal coro, educata, trasparente. Preparatissima. In un mondo di ciarlatani, è una boccata d’aria fresca. Fa e segue sempre cose bellissime. Non potrete più farne a meno anche voi. Buon viaggio tra i sapori e – finalmente – la competenza!

Lo dichiarate ben chiaro anche voi sul profilo di The Chef Is On The Table. Girovagate tra ristoranti stellati e bettole di provincia, costruite guide foodie dei luoghi che visitate; narrate gli eventi ai quali partecipate… Siete degli esploratori culinari, diciamolo. Come è nata la passione per questo mondo che non ha mappe ma tovaglie e posate?

Prima di tutto dalle nostre famiglie, che ancora prima che venisse inventato il termine foodie ci portavano nei i mercati tra mani rugose ad assaggiare i pomodori prima di acquistarli.
Da lì, dai nostri territori e dal rapporto che ne avevano i nostri genitori, nasce l’abitudine alle cose buone.
Poi certo, il palato tocca svilupparlo e portarlo in giro, e qui entra in gioco la dimensione del piacere dello stare a tavola e della scoperta, di ingredienti ma soprattutto del modo di assemblarli: pensa a ogni piatto come a una tappa dello chef, come a un punto del suo percorso fatto di tradizione, tecnica, creatività, curiosità. Noi, blogger + chef, semplicemente ci incontriamo e osserviamo lo stesso paesaggio (e molto spesso vediamo cose diverse).

Foto Maricler (3)

Tu sei campana, il tuo lui è sardo. Avete fatto tappe pluriennali a Bologna e Milano. Ora, Torino. Che città è dal punto di vista della cucina?

Quando abitavamo a Milano, venivamo a Torino per week end gastronomici: scoprivamo i piccoli ristoranti gourmet a prezzi accessibili, le migliori piole e riempivamo le guance del miglior cioccolato torinese. Abitarci è ovviamente diverso. Ci manca l’offerta di etnici di qualità che trovavamo a Milano, anche se qualcosina stiamo scoprendo anche qua. E se il ricambio è più lento, e le novità più timide, c’è il Piemonte. C’è un territorio ricchissimo di stimoli, di prodotti, di cucine tradizionali e nuovissime che riempiono la nostra famelica curiosità.

Foto Maricler (5)

Oltre al vostro blog, quali sono i punti di riferimento online che vi sentite di consigliare per conoscere meglio questo mondo dei buoni sapori e della buona cucina?

Per conoscere i prodotti e le loro storie, Gastronomia Mediterranea.
Per i cuochi e i ristoranti, senza dubbio Elisia Menduni e Tokio Cervigni su Gazzetta Gastronomica.
Per le storie di ricette, Juls’ Kitchen e Benedetta Gargano.
Sono esempi molto diversi, ma che in comune hanno la capacità di portare sul web la gastronomia in maniera moderna, interessante, educata, stimolante. Dietro ci sono persone che conoscono il valore di un piatto, di una spesa al mercato, di una cena fuori e che lo sanno raccontare a un pubblico più ampio di quello del settore: il peccato di cui spesso si macchia il mondo gastronomico, o qualsiasi altro mondo che si racchiude intorno a un solo argomento, magari forte e passionale come il cibo, è quello di essere comprensibile solo alle persone che già lo conoscono, perché magari sono del settore, o sono appassionati che vorrebbero diventarlo. Spiegare l’origine e la storia di ricette, di cuochi, delle tradizioni sembra quasi ridonante per i molti che forniscono un’informazione spicciola e spesso autoreferenziale: sono in pochi a sapere rendere il cibo democratico, inteso come cultura e come accesso a quella cultura.
Le penne che ho citato sono tra quelli.

Foto Maricler (6)

Quali sono i luoghi comuni che vi sentite di sfatare per quanto riguarda il food e tutto il mondo che gli ruota attorno? Si mangia solo bene dagli chef stellati? Il bianco va solo con il pesce? Con la nouvelle cuisine si muore di fame?

Devo darti una notizia che potrebbe sconvolgerti: la nouvelle cuisine non esiste più da almeno venti anni.
Sicuramente è questo il principale luogo comune da sfatare, ossia l’associazione tra ristoranti gastronomici con una spesa medio-alta e porzioni minime che non sfamerebbero Audrey Hepburn.
Molto spesso le persone associano la bontà di un ristorante alla quantità del cibo ingurgitato: non si ricordano cosa, come, ma solo il quanto. Il “tanto” diventa quindi l’unico criterio per giudicare un ristorante, nemmeno ci mancasse il cibo o fossimo in carestia: ironia a parte, esiste un pregiudizio fortissimo nei confronti di chi fa della cucina una questione diversa dallo sfamare comitive, perché a priori la maggior parte delle persone considera effettivamente il cibo solo come materia da ingerire, da usare.
Ci sono esperienze che vengono socialmente accettate come il fare un viaggio un week end a Londra per andare a vedere il Museo delle Cere, o acquistare un telefonino per condividere le partite in streaming: il tifoso e il fan di Morrison sono persone il cui ruolo è comprensibile, a differenza del gourmet, che viene associato a quello che spende i soldi per morire di fame (eppure abbiamo la panza, eh).
Sorpresa: nei ristoranti noi andiamo per godere, per stare bene, per divertirci proprio come un’altra persona va al mare o a fare shopping. E mangiamo, tanto.
Solo una volta siamo usciti da un ristorante con la fame, ma i nostri pantaloni non lo ricordano.

Foto Maricler (7)

Quando si è in giro per città che non si conoscono, come si riconosce a colpo d’occhio un buon ristoranti da una fregatura? E’ possibile?

Il colpo d’occhio è una scommessa. Il passaparola aiuta, meglio ancora quegli amici fidati che ci allungano le dritte sul posto. In assenza di questi, le vetrofanie possono essere i primi indizi. Locali dall’aria storica, ma non proprio in centro storico, ci fanno pensare che “se è in piedi da tanti anni, qualche pregio ce l’avrà.” Di solito, potendolo fare, buttiamo l’occhio sui piatti, a rischio di sembrare dei maniaci, e cerchiamo di farci un’idea.
Comunque sono discorsi di qualche tempo fa. Oggi, siamo cintura nera di ricerca di informazioni e commenti in internet e non capita mai di andare in un locale a caso.
E poi, noi prima scegliamo (e prenotiamo!) dove mangiare, e dopo vediamo se c’è un treno o un aereo che può portarvici.

Foto Maricler (8)

Un libro di cucina che non può mancare sulla nostra mensola.

La cucina di casa, di Annalisa Barbagli, Gambero Rosso editore: è un volume che ha diversi anni e che contiene ricette quotidiane, ma tutte corrette, riproducibili. Per me è un libro base in caso di molti dubbi, fondamentale se mia madre non risponde al telefono ; )

Foto Maricler (10)

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