Carlotta e il suo essenziale invisibile agli occhi

aprile 13, 2013

Uno dei punti fermi di questo progetto è raccontare, di volta in volta, i viaggiatori con cui vengo in contatto. Ho sentito per la prima volta Carlotta Bertelli su Facebook. Ho visto i suoi lavori che coinvolgevano l’ultima settimana dalla moda, e le ho indicato di contattare Enrico di Open SevenDays. Aveva un non-so-bene-cosa che la rendeva una potenziale esploratrice contemporanea. Finalmente qualcosa di nuovo, originale, mai visto. E così è stato, le sinergie si sono unite e presto terrà compagnia a me e Elisa Chisana Hoshi nella stessa collana di app mobile. In questo momento lei si trova in Brasile, dove porta avanti i suoi progetti artistici e fotografa con la luce con il light-painting. Il suo compagno di viaggio? Il Piccolo Principe.

Carlotta, non ci conosciamo ancora di persona, ma presto sarai anche tu una vera Esploratrice Contemporanea per Open SevenDays. Quali sono i tuoi strumenti per viaggiare il mondo? Che cosa ti rende una vera e propria esploratrice?

Ciao Alice! Sì, è vero, non ci conosciamo ancora ma da qualche tempo seguo le tue avventure e penso che il mio zaino sia molto simile al tuo e a quello di chi si può definire “esploratore contemporaneo”.
Poche cose e rigorosamente inutili: un taccuino su cui annotare idee e pensieri raccolti per strada che forse un giorno ritroverò appassiti tra le pagine dei ricordi; una macchina fotografica per raccontare quello che non si vede; uno smartphone per cercare di farne un (non) uso intelligente, un pò di soldi per essere sicura di finirli presto, uno spazzolino da denti – ma questo serve – perchè quando viaggio si mostrano ancora piu spesso del solito…
Niente al mondo mi rende felice quanto un viaggio, e la prima cosa che in realtà desideriamo esplorare quando ci mettiamo in viaggio credo sia proprio questa felicità.

Renè Olivier Production calendar (2012), Tribute 2 Franco Fontana

Renè Olivier Production calendar (2012), Tribute 2 Franco Fontana

Sei una fotografa di moda. Che cosa ti ha insegnato questo mondo? Che cosa si nasconde dietro un universo che a noi arriva solo sulle pagine delle riviste e nelle vetrine?

Ho cominciato a lavorare come fotografa di moda da subito (circa 3 anni fa, dopo neanche il primo anno di fisica, ndr) e dal momento subito dopo credo di aver cominciato a chiedermi perchè proprio moda. In effetti non ne sapevo niente eppure niente come la moda mi ha mai offerto la possibilità di trasformare la fantasia in realtà e di mostrare la realtà fantastica. Ecco perchè “Not A Hat photography”, per poter fotografare un elefante inghiottito da un serpente (cit. Il Piccolo Principe) e chiamarlo “cappello”.

Collezioni Baby 0-3 (2013), "Jungle Sunrise" (2013)

Collezioni Baby 0-3 (2013), “Jungle Sunrise” (2013)

Come sei arrivata in Brasile?

Il viaggio in Brasile è nato come combinazione tutt’altro che casuale di due elementi: la possibilità di fare l’esperienza di una residenza artistica da un parte e dall’altra il desiderio di esplorare il Brasile, un paese in forte sviluppo e che tutti descrivono come un paradiso – e non sbagliano di tanto.

Freek mag, "light of american sun-days"  (2012, shot in NYC)

Freek mag, “light of american sun-days” (2012, shot in NYC)

C’è qualcosa che ti accomuna al Piccolo Principe? Che tipo di viaggio è stato il suo?

Credo che chiunque abbia letto il Piccolo Principe trovi sempre qualcosa in comune: è un libro che parla a tutti, perchè il viaggio che racconta è quello che ognuno di noi in qualche modo e ognuno a modo suo sta compiendo: la vita. E proprio come accade nella vita, non si trova che quello che si cerca.
Io, ad esempio, quando ho letto che “l’essenziale è invisibile agli occhi” forse ero alla ricerca di un modo per poter fotografare senza macchina fotografica.

piccolo_principe

Project as artist in residency in Sao Paulo, O Pequeno Principe (2013)

Sei in viaggio e per assurda ipotesi! dimentichi la tua macchina fotografica, il cellulare, il tablet. Non hai modo di comprare nemmeno una usa e getta. Ci sono persone che impazzirebbero. Come ti sentiresti?

Rimando alla risposta precedente, aggiungendo che soprattutto da quando ho scoperto il light painting, mi capita spesso di lasciare la macchina sul cavalletto, aprire l’otturatore e poi dimenticarmene per interi minuti… e se invece come da ipotesi – non cosí assurda! – l’ho già dimenticata, pazienza: la fotografia la fa luce. Quindi, toglietemi tutto… ma non la mia torcia! ; )

Il tuo prossimo viaggio sarà..

…ancora piú bello!

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