Abbondanti e dozzinali: in bicicletta con Claudio

maggio 7, 2013

E’ un piacere grandissimo ospitare persone che non solo stanno facendo viaggi bellissimi, ma anche che non si prendono sul serio. E’ il caso di Claudio Mancini, con il suo progetto Abbondandi e Dozzinali. I suoi sono viaggi di gruppo: prendono la bicicletta e partono, esplorando in lungo e in largo la nostra bella Italia. Il valore aggiunto? Lo spirito con cui affrontano questi spostamenti e il racconto che ci regalano online, divertente e spesso dissacrante.

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Su “Abbondanti e dozzinali” ci sono diari di viaggio, in bici, ma non solo. Quando è stata la tua prima volta sul sellino? Hai passato anche tu quel periodo di prime cadute e ginocchia sbucciate?

È vero, “Abbondanti e dozzinali” è una raccolta di diari di viaggio in bici, ma il taglio dato alla narrazione è piuttosto particolare… chi romanza delle avventure dando a tutto dei toni epici non mi piace. In generale, non mi piace chi si prende troppo sul serio. Diciamo che cerco di cogliere il lato grottesco e comicoeroico del viaggio. Vado in bici da quando sono ragazzino, e con una certa punta di orgoglio posso dire di usarla per viaggi e spostamenti dentro Roma da prima che “andasse di moda” (o diventasse necessario, visti i costi della benzina). E sì, quel periodo in cui lasci le ginocchia e i gomiti sull’asfalto ma non te ne frega niente l’ho passato, se oggi ripenso a quanto poco prudente ero prima mi vengono i brividi… o forse ora sono solo meno elastico.

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Che lavoro sognavi da piccolo? E che lavoro fai oggi?

Lavoro? Sognare? Piccolo? E che, uno da piccolo sogna di lavorà? Uhm, ora che ci penso, forse, pilota di macchine o aerei, qualsiasi cosa avesse a che fare con il viaggio e lo spostamento. Poi con gli anni è arrivato l’attrazione quasi viscerale per la Strada, per Kerouac, con tutti i suoi elementi caratterizzanti: cartelli, tornanti, stazioni di servizio. L’importante, dunque, era spostarsi più che arrivare, mi è sempre piaciuto quello che c’è in mezzo più che ai due estremi di uno spostamento. E se si corre troppo si rischia di perdere un sacco di cose. Oggi faccio il traduttore, che in un certo senso col viaggio e col “traghettamento” ha a che fare, quindi posso ritenermi più che soddisfatto.

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Viaggiare e spostarsi in bicicletta sembra faticosissimo per chi come me non sa stare nemmeno in equilibrio. Quali sono le tre regole d’oro per chi vuole avvicinarsi alle due ruote?

Guarda, io non sono per niente sportivo. E ti posso dire che per esperienza personale la fatica è innanzittuto uno stato mentale. Così come lo è il prendere la bici con la pioggia o di notte. Per l’equilibrio, invece, è un altro discorso! Di regole non mi sento di poterne dare,  su due piedi mi vengono in mente solo requisiti:

1) curiosità: l’interesse verso ciò che si può scoprire in un viaggio in bici è qualcosa che viene solo dopo averlo fatto, perché di solito non è possibile nemmeno immaginare chi o cosa si incontrerà; bisogna anche avere fiducia nell’essere umano, dato che nel momento in cui sali in sella l’essere umano, per quanto culturalmente lontano sia, ne ha in te;

2) adattabilità: dormire dove capita, mettere in discussione le abitudini quotidiane, dare un valore nuovo a cose prima scontate, scoprire l’utilità di gesti e oggetti prima ignorati. E se la fiducia va data all’essere umano, figuriamoci se non la si dà alla Natura.

3) er core: subentra spesso e volentieri, visto che la testa è protetta dal caschetto (e se non lo metti finisci al pronto soccorso co’ cinque punti come me l’anno scorso – un grazie speciale al traffico di Roma e a chi non ferma)

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Tra poco il portale Amico in viaggio pubblicherà il racconto della tua ultima trasferta in Sardegna. Ci accenni qualcosa?

Nel pomeriggio passato tra l’invio delle domande e la mia risposta, i ragazzi di Amicoinviaggio ha già cominciato a pubblicarlo! Non posso che rimandarvi al loro sito, consigliandolo caldamente per tutti i suoi contenuti. Stiamo montando anche un video dell’epica trasferta!

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Qual è stata l’esperienza più matta che hai vissuto durante le tue tappe?

Bisognerebbe prima stabilire cosa si intende per matto! Dal punto di vista neurologico/psichiatrico, nell’accezione di “poco sano di mente”? Per quello non c’è bisogno di uscire da Roma, basta spostarsi nel traffico o ritrovarsi per sbaglio sulle rampe che portano sul Raccordo, sul viadotto della Magliana, o fare di notte il tunnel del Foro Italico (ma son tempi passati, sia ben chiaro). Se invece consideriamo matto come “bizzarro”, o magari “abbondante” o dozzinale”, rimando direttamente ai diari, dove si parla praticamente solo di quello. Una su tutte, quando in Corsica, per uno dei primissimi viaggi, fui morso allo zigomo da una volpe, mentre dormivo fuori dalla tenda in un bosco.

abbdozzChe cosa serve per diventare un provetto viaggiatore in bici?

Domanda giusta alla persona sbagliata! Io e quasi tutte le persone che mi seguono in questi viaggi siamo assai poco organizzati, non abbiamo bici professionali, non siamo certo atleti, insomma, già il logo dovrebbe parlare da sé. Certo, dopo le prime volte alla ventura degli accorgimenti basilari si prendono. Ma l’animo abbondante e dozzinale rimane integro. Più o meno, ciò equivale a dire che “se l’ho fatto io, ci può riuscire chiunque lo voglia”. E comunque l’idea di viaggiare in bici e scriverci diari mi è venuta dopo aver letto un bellissimo libro di Paolo Rumiz, “Tre uomini in bicicletta”. Mi ha fatto capire che il mondo visto da venti chilometri all’ora (venti quando non è salita) è più bello.

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