A caccia di Esploratori Contemporanei con Enrico

aprile 1, 2013

Ho conosciuto Enrico Ratto per la prima volta di persona davanti ad una squisita colazione a Rapallo la scorsa estate. Ho poi iniziato a lavorare per lui al progetto SevenDays, diventato poi Open SevenDays. Da catalogo di foto bellissime in vendita, con il passare dei mesi si è trasformato in un vero e proprio punto di riferimento per fotografi e appassionati di immagini. Oltre allo shop e al mag, c’è una sezione dedicata all’editoria digitale nella quale sono coinvolta anche in prima persona come esploratrice contemporanea. Per i primi articoli di questo progetto dedicato al viaggio, ho pensato di fare due chiacchiere con Enrico, partendo proprio dal nuovo concetto di esploratori contemporanei. A voi, buona lettura!

Enrico, sei il papà spirituale della scoperta di una bellissima categoria di viaggiatori: gli esploratori contemporanei. Chi sono? Cosa fanno? Come è nata l’idea di una intera collana dedicata a loro all’interno del progetto Open SevenDays?

E’ molto semplice: con Open SevenDays abbiamo sempre fatto scouting di fotografi interessanti, e molti di essi erano viaggiatori. Ma abbiamo capito subito che non erano viaggiatori tradizionali. Sono curiosi, raccontano e condividono le loro storie, sono leggeri nell’osservare il mondo, non hanno tabù: se hanno improvvisamente voglia di una pizza, lo dicono. Beh, prima la fotografano con Instagram e poi lo dicono, di solito.

Elisa_Chisana_Hoshi

Elisa Chisana Hoshi, l’ufficio di un esploratore contemporaneo

Sulla pagina Facebook dedicata agli Esploratori Contemporanei segnali progetti davvero molto interessanti legati al viaggio. Ce ne segnali in particolare tre che non possiamo proprio perdere?

Elisa Chisana Hoshi in Vietnam: lei intervista i fotografi vietnamiti e ci fa scoprire che, per esempio, lavorano in modo più approfondito sulla storia e cultura rispetto ai “nostri” fotografi, ma d’altra parte hanno uno stile molto affine alle riviste patinate occidentali.

Da poco abbiamo scoperto Maddie, una cagnolina, e Theron, suo papà: insieme attraversano gli Stati Uniti e traducono le esperienze in libri in vendita su Amazon, applicazioni iPhone molto divertenti, e comunicano sui social network in modo intelligente e curioso.

Oppure c’è Alessandro Piersigilli, che dopo aver viaggiato due mesi nel deserto australiano è riuscito a restare 24 ore sveglio a Bangkok per fotografare la città in movimento da mezzanotte a mezzanotte: un timelapse un po’ atipico davvero spettacolare.

Alessandro_Piersigilli

Alessandro Piersigilli, Bangkok

C’è una call aperta per aspiranti esploratori contemporanei. Cosa si deve fare per candidarsi?

Siamo piuttosto selettivi perché, come detto, non basta viaggiare. Partiamo sempre dal racconto e dalle immagini e, quando individuiamo un progetto più strutturato, produciamo Applicazioni, ebook e raccolte fotografiche. La call con i dettagli è qui.

Per lavoro e per passione ti imbatti in fotografie bellissime tutti i giorni. Tra i grandi fotografi in viaggio, chi ci consigli di non perdere di vista?

Alex Majoli, perché è in grado di raccontare alla perfezione una guerra e una fashion week. Steve McCurry perché è imprescindibile tra i viaggiatori oggi. E Gianni Berengo Gardin, perché senza tanto clamore ha viaggiato più di ogni altro, si scoprono sempre lavori nuovi e fondamentali.

Alex_Majoli

Alex Majoli, New York

Il viaggio per te: che cosa è?

Innanzitutto, vivere da un’altra parte. Poi mi sono sempre divertito nel muovermi con lo scopo di scrivere o raccontare qualcosa, e quindi conoscere fotografi, scrittori, giornalisti che vivono sul posto. Escono sempre fuori situazioni interessanti. Per esempio, in Costa Azzurra, una volta sono capitato qui, nella casa dell’artista Ben Vautier, per niente banale.

Ben_Vautier

Te lo ricordi il tuo primissimo viaggio?

Nel 1984, a quattro anni, in Irlanda con i miei genitori a bordo di una 2CV. L’obiettivo era andare a conoscere due giornalisti americani del Washington Post che avevano abbandonato tutto per costruire una casa vicino a Cork e avevano scritto un libro sulla loro storia. Mi ricordo un thé a casa loro con le caprette in cucina, bellissime.
Auto, traghetto, bed & breakfast in una Irlanda anni ’80 fatta solo di pascoli, molte alte maree non segnalate… : )

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